Tornano gli scritti alla maturità: sciopero e manifestazione degli studenti anche a Piacenza

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Si sono dati appuntamento sul Pubblico Passeggio. Davanti ad alcuni striscioni che recitavano “Maturità così non va” e “Ma quale normalità?”, circa 200 studenti di tutti i licei della Provincia hanno manifestato in presidio contro il nuovo formato dell’esame di maturità.

L’adesione allo sciopero è stata quasi totale e ha coinvolto tutti gli istituti della Provincia di Piacenza, ovvero circa 600 studenti, quasi tutti maturandi o al quarto anno. La mobilitazione si inseriva nello sciopero studentesco nazionale indetto dall’Unione degli Studenti che ha toccato 150 piazze italiane: da Como a Siracusa.

Dietro al liceo Respighi, gli studenti si sono alternati prendendo la parola al megafono e spiegando i motivi del loro dissenso. Nel mirino, le ordinanze del Ministero dell’Istruzione che definiscono l’organizzazione e le modalità di svolgimento degli esami di Stato 2022.

Tornano le due prove scritte, la tesina viene abolita e gli studenti non ci stanno. Dopo 2 anni di esame svolto solamente orale, ritengono che sia “un’ingiustizia consumata sulla pelle degli studenti” imporre due scritti. A parlare è Costanza De Poli del liceo classico “Gioia”, coordinatrice della protesta piacentina.

“Il ministro non ci ha ascoltati né incontrati – prosegue Costanza – e dimostra una mancanza di realismo: come si fa a tornare a una normalità che nel mondo della scuola di oggi non esiste nei fatti? Dopo 2 anni di Dad, di corsi sospesi e scuole chiuse, di classi in quarantena ogni settimana, di programmi stravolti ogni mese?”.

Gli studenti non sono chiusi al confronto ma chiedono un “ritorno alla normalità” più graduale. “Possiamo discutere sulla reintroduzione della prima prova – dice Filippo Maggi dell’Istituto Raineri Marcora – ma è necessario riconoscere i limiti della Dad, la seconda prova mette in difficoltà chi come noi ha vissuto la scuola a singhiozzi: a rimetterci in termini culturali e di apprendimento sono stati gli studenti”.

Gabriele Bernini del liceo scientifico “Gioia” sottolinea l’impatto psicologico, il sentimento di incertezza dei ragazzi:”Abbiamo vissuto questi anni molto male con ripercussioni emotive forti legate alla mancanza di socialità quotidiana. Ora ci impongono uno sforzo che non tutti riusciranno a sostenere”.

La proposta dalla piazza è quella di “accettare” la prima prova scritta (di Italiano) ma di non mollare sull’orale con tesina al posto del secondo scritto. “Così come svolto negli ultimi due anni – aggiunge Costanza De Poli-: un colloquio, in cui oltre alle nozioni, emerga un tema scelto e sviluppato dal candidato sul proprio percorso personale, tenuto conto di questi anni di pandemia”.

Significativo, a fine presidio, l’intervento di un rappresentante della Spi-Cgil. “Siamo in piazza anche per Lorenzo Parelli, morto a 18 anni durante lo stage scuola-lavoro”, ha detto Fausto Modenesi evocando il terribile fatto di cronaca dello studente friulano morto in fabbrica lo scorso 21 gennaio.

Il presidio si è sciolto intorno alle 12. In chiusura gli studenti hanno rilanciato: “Cerchiamo il dialogo e vogliamo un incontro con il governo. In caso contrario, torneremo in piazza a scioperare”.

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