
Ci sono storie dietro le mascherine e le tute blu che ci accolgono ogni mattina sulle pagine dei giornali, siano esse pagine stampate o digitali. Ci sono storie, sulle spalle di quei medici che da settimane stanno affrontando una pandemia senza precedenti, svegli per giorni, sudati sono i camici contati che non si possono togliere per non contaminare e contaminarsi, stanchi e soli tra le mura di ospedali che sono diventati i protagonisti di una cronaca che si fa ogni giorno più nera.
Una di queste storie è quella di Matteo Villani che per anni ha coniugato la sua passione per lo sport (Olimpionico di atletica, ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino) e l’amore per la medicina, e che oggi si ritrova in prima linea come rianimatore.
Ed è proprio grazie alla sua preparazione atletica che, secondo lui, è stato in grado di gestire la pressione di questa epidemia in cui è tutto nuovo e imprevedibile. Così ora suggerisce anche ai suoi “colleghi” sportivi di usare quella disposizione alla disciplina che è propria di chi ama lo sport per allenarsi a casa e rispettare le disposizioni governative.
Ora, tutto sommato, va meglio, dice in un’intervista su “Libertà”. E quel va meglio è frutto dell’esperienza sul campo che ha permesso ai medici di capire i passi giusti per curare tutti e non lasciare nessuno indietro.




