Ristoranti, bar e pub chiusi dalle 18 ma l’asporto è un buco nero

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Misure restrittive molto dure per il settore della ristorazione, quelle riportate nel Decreto governativo per il contrasto del Covid-19.

Bar, pub e ristoranti chiusi dalle ore 18 e durante il giorno aperti a patto di poter far rispettare la distanza di sicurezza tra le persone. Se non si riesce, meglio chiudere perché le sanzioni sono altrettanto severe: la sospensione della licenza.

“Nessuno si aspettava di arrivare a questo punto […] ma per la salute dei cittadini è giusto così”, sono le parole di Cristian Lertora, presidente della Fipe piacentina, rilasciate in un’intervista apparsa sul quotidiano “Libertà”.
Lertora sottolinea anche alcuni punti poco chiari del decreto, che ad esempio parla di “pub” quando invece nelle licenze non esiste questa categoria. Ma il vero “buco nero”, secondo lui, riguarda l’asporto: “Se la sera tutte le attività di ristorazione devono chiudere mi aspetto che il decreto si a rivolga a tutte. Invece non è così. Possono infatti rimanere aperte le pizzerie da asporto in quanto figurano non come esercenti ma come artigiani“. E questo accade mentre il decreto vieta la consegne di piatti a domicilio. Un cavillo, quindi, che fa sì che non siano colpite proprio tutte le attività serali.

Il decreto non è perfetto, frutto dell’emergenza alcune cose sono sfuggite ma quello che importa ora è salvaguardare la salute dei cittadini ma anche l’economia locale. L’augurio di Lertora è quindi quello che “lo Stato si metta una mano sul cuore e aiuta la nostra categoria con delle facilitazioni”. Nella speranza che presto le serrande possano di nuovo alzarsi e tutto tornare alla normalità.

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