Marazzi in Comune: “Lascio una Fondazione sana, minusvalenze solo teoriche”

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“Lascio una Fondazione sana, non ci sono miusvalenze”. Il presidente della Fondazione di Piacenza e Vigevano Giacomo Marazzi, oggi in commissione consiliare per riferire sullo stato di salute della cassaforte dei risparmi piacentini dopo il caso legato all’acquisto di swap fresh Monte dei Paschi di Siena, illustra i numeri del doppio mandato che si avvia alla conclusione e difende l’operato del management da lui guidato. Lo difende senza faticare eccessivamente, dato che i due principali blocchi di consiglieri, quello di centrodestra e quello di centrosinistra, non si può certo dire che abbiano tentato di incalzare e mettere in difficoltà Marazzi, che, agevolmente, ha affrontato la seduta.
In verità, le uniche stoccate sono arrivate da Samuele Raggi (Idv) e Mirta Quagliaroli (M5s), che senza usare mezzi termini hanno parlato di “mala gestione”, soprattutto in considerazione del fatto che l’articolo sette dello statuto della fondazione stessa richiederebbe, com’è stato evidenziato, un atteggiamento prudenziale nell’affrontare gli investimenti. Un atteggiamento prudenziale che, per Quagliaroli e Raggi, non ci sarebbe stato.
Di banchi del Pdl anche Giovanni Botti ha voluto aprire una parentesi sui criteri prudenziali, osservando che il pieno rispetto di questi precetti sarebbe forse dovuto passare da scelte diverse rispetto ai derivati e alle operazioni di private equity, che bloccano liquidità altrimenti disponibile, mentre Carlo Pallavicini del Prc ha voluto sottolineare come la presenza di fondazioni che utilizzano derivati rappresenti la cifra della crisi e dell’incapacità della politica.
Il lungo elenco di operazioni finanziarie sciorinato da Marazzi ha suggerito Michele Bricchi di chiedere al presidente un report anche sugli investimenti effettuati sul territorio (Pd), l’unica cosa che in realtà interessa ai cittadini, a cui per ora rimane solo dato certo cui aggrapparsi: il calo del patrimonio netto della Fondazione di Piacenza e Vigevano che, se nel 2005 valeva 281 milioni di euro, oggi ne vale nove di meno. Un dato su cui il Comune avrebbe potuto riflettere in questi anni: peccato che i consiglieri eletti da Palazzo Mercanti, come è stato evidenziato, non si siano mai degnati di fare la relazione annuale richiesta loro per “contratto”.

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