Scuola Edile, l’analisi del presidente Filippo Cella: “Competenze decisive nel mercato del lavoro”

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E’ una vera e propria emorragia di posti di lavoro quella che interessa il settore edile italiano: ad inizio 2013 i senza lavoro sono ormai 360 mila, circa 550mila se si considera l’indotto. E l’emorragia interessa anche le strutture imprenditoriali più solide. Non è tuttavia l’unico dato del settore a preoccupare: i 9500 fallimenti di impresa registrati nei primi nove mesi del 2012 rappresentano una cifra record, incrementata del 25,3 per cento rispetto al 2009 e destinata ancora a crescere. L’assenza dei pagamenti da parte della PA, la restrizione del credito oltre alla mancanza di lavoro stanno riducendo allo stremo un settore che prima della crisi pesava l’11 % del Pil con circa 3 milioni di addetti, considerando l’indotto. Questo secondo i più recenti dati diffusi dall’Ance.
Una crisi che si profila sempre più pesante e si riflette su ogni comparto del settore edile, dal lavoratore privato alla grande azienda; ma quali ricadute ha sull’Ente che si occupa della formazione degli operatori, la Scuola Edile? Lo abbiamo chiesto al presidente della sede di Piacenza, Filippo Cella.
Qual è il bilancio 2012 della vostra attività formativa? “L’attività della Scuola Edile ha, nonostante la crisi conclamata, chiuso un esercizio 2012 con buoni risultati, con relativa soddisfazione mia e dell’intero consiglio d’amministrazione. È rimasto sostanzialmente invariato il numero dei corsi e delle attività proposte; la condizione dell’Ente è sana, in controtendenza rispetto alla situazione di omologhe realtà di altri territori. La formazione che abbiamo offerto è stata dunque quella che ci eravamo prefissati da programma e, grazie anche all’efficienza della nostra struttura, siamo riusciti a mantenere un buon livello di erogazioni da parte dei tradizionali Enti finanziatori dei progetti della Scuola. Questi dati mostrano una situazione tutto sommato sana della Scuola Edile ma che non possono farci sottovalutare le crescenti difficoltà, esasperatesi nell’ultimo trimestre, in termini di occupazione nel settore con derivanti minori introiti per la locale Cassa Edile, motore dell’intero sistema”.
Previsioni per il 2013?
“Siamo prudenti per l’anno appena iniziato. Certamente, porteremo avanti le attività pianificate. Da parte nostra, come comparto formativo del settore, vogliamo contribuire alla ripresa del settore edile, offrendo una formazione di qualità, che consenta di elevare le professionalità e competenze dei nostri corsisiti, col fine ultimo di fornire una formazione moderna ed aggiornata atta a cogliere ogni opportunità di  collocazione o ricollocazione nel mondo del lavoro. Una formazione che sia di eccellenza è infatti imprescindibile e in questo senso cerchiamo di concentrarci su competenze anche più ‘moderne’, quali ad esempio quelle applicate alle nuove tecnologie, ai nuovi materiali, all’antisismica, all’efficienza energetica, alla sicurezza sui cantieri. Conoscere temi come questi è importante per porsi sul mercato come ‘eccellenze’. E la qualità è uno dei modi di emergere nel mercato del lavoro di un settore, come quello edile, in crisi. Ovviamente in ogni nostra attività presteremo ancora più attenzione al budget: pur non sacrificando nulla, uno scrupoloso controllo dei costi è quasi d’obbligo in un momento come questo”.
C’è qualche novità in cantiere?
“Abbiamo dato vita ad una nuova iniziativa, che ho fortemente voluto già nel programma di un anno fa, al momento del mio insediamento: un concorso di idee per progettisti che ha come oggetto la riqualificazione della nostra sede, con particolare attenzione all’efficienza energetica dell’involucro ed alla resa degli impianti. Finora hanno preso visione degli atti  oltre trenta progettisti da tutta Italia. Il concorso è stato assolutamente condiviso con l’Ordine degli Architetti di Piacenza e della commissione giudicatrice farà parte il presidente dell’Ordine Benito Dodi oltre ad esponenti del Politecnico e dell’Ance. Il vincitore, che avrà anche un incentivante premio economico, vorremmo che fosse proclamato in concomitanza con la prossima edizione di EdilShow.”
Il concorso di architettura per raccogliere idee che contribuiscano a realizzare la riqualificazione dell’edificio della Scuola Edile, anche ai fini dell’efficienza e del risparmio energetico, è a partecipazione gratuita e il termine per la consegna dei progetti, presso l’Ente Scuola Edile di Piacenza, è fissato per le ore 12 del 5 febbraio prossimo. Il concorso si concluderà con l’attribuzione al vincitore di un premio pari a 5.000,00 euro lordi onnicomprensivi, più rimborsi spese per un totale di 1.500 euro. Il bando di concorso è scaricabile sul sito www.scuolaedilepiacenza.it.
Ma l’offerta della Scuola prosegue su più fronti:
“Oltre a questo concorso, prosegue la normale attività dei corsi di formazione che prevedono decine di attestati; alcuni sono svolti in collaborazione con l’Inail di Piacenza, grazie al quale riusciamo ad offrire percorsi di qualità su materie come la sicurezza nei cantieri. Obiettivo della nostra attività, oltre alla formazione, è l’occupazione; un traguardo ultimamente più difficile ma che cerchiamo ugualmente di raggiungere. Le possibilità occupazionali si sono drasticamente ridotte, tuttavia cerchiamo di occupare una sufficiente percentuale dei nostri frequentanti. Ma è innegabile che in una crisi pungente come quella attuale ci siano maggiori difficoltà”.
Difficoltà che, anche in veste di imprenditore edile, Filippo Cella riconosce pienamente: “Da operatore del settore, infatti, ho una visione del momento tutt’altro che rosea. L’iniziativa immobiliare privata vede un comparto totalmente fermo. Acquirenti o aspiranti tali si sono trovati, dal 2008/2009, a fare i conti con la difficoltà nella reperibilità del credito: l’erogazione dei mutui è venuta a mancare. Il comparto del conto terzi privato è anch’esso in grossa difficoltà; quello pubblico leggermente meno, conosce un po’ più di movimento. Anche se in quest’ultimo caso la difficoltà attuale si traduce in oneri finanziari sempre maggiori richiesti alle imprese: in misura crescente viene domandato al soggetto privato di partecipare all’investimento. Gli appalti ci sono ma contemporaneamente crescono gli impegni finanziari”.
Possibili soluzioni per uscire dalla crisi?
“A mio avviso manca una visione globale dell’importanza del settore edile per l’economia nazionale: siamo sempre stati un elemento trainante e dobbiamo ritrovare centralità nel sistema.  Alcuni semplici e banali provvedimenti potrebbero garantire i primi segnali di ripresi quali ad esempio la detassazione degli immobili invenduti. Si può fare un paragone con il mercato dell’auto: i veicoli invenduti non hanno l’imposta di bollo fino al momento dell’immatricolazione. Analogamente dovrebbe avvenire con l’Imu: gli immobili invenduti per un imprenditore edile sono ‘magazzino’, e tassarli è come tassare le scorte di qualsiasi altra attività. Anche la premialità per l’acquisto di case di nuova generazione manca quasi del tutto. Ci vorrebbe un incentivo reale per chi acquista immobili con classe energetica ad alta efficienza, per garantire una ripresa del volano delle vendite, prima che anche i fabbricati di più recente generazione diventino obsoleti.  Si potrebbe fare tanto e con relativa semplicità: mi auguro che in breve si comprenda da parte di tutte le componenti del sistema quanto ciò sia ormai inderogabile e soprattutto non più procrastinabile”.

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