Commercio, piccoli contro giganti. Lertora: “Andare in controtendenza si può”

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Spunta l’ennesima richiesta in Comune di un altro insediamento commerciale di 2500 metri quadrati (nell’area ex Varani, sulla Caorsana) ed aumentano la preoccupazione dei commercianti e l’indignazione di chi vede Piacenza ormai ridotta a città schiacciata dal gigantismo di logistica e grande distribuzione.

Cristian Lertora


Cristian Lertora di Fipe, la Federazione italiana dei pubblici esercizi, sta ottenendo ottimi riscontri con la sua macelleria-gastronomia da poco aperta alla Farnesiana: “Andare in controtendenza puntando a valorizzare il ‘piccolo’ si può – ha dichiarato al quotidiano locale – I giganti del commercio in Francia sono già in crisi e presto accadrà anche a Piacenza”.
“Nulla può competere con il valore umano, con la conoscenza, l’esperienza – prosegue Lertora – Piacenza può e deve puntare su qualità del servizio e dei prodotti, a prezzi onesti. Ovviamente serve una formazione adeguata”. All’amministrazione comunale il referente Fipe consiglia dunque di investire nella formazione dei commercianti, di garantire il decoro urbano, la pulizia della città: “Bisogna alzare tutti insieme l’asticella della qualità dei servizi, perché è inammissibile non riuscire a parcheggiare in centro. E tutti dobbiamo essere preparati, studiare, informarci”.

Guendalina Graffigna


La docente dell’Università Cattolica Guendalina Graffigna, psicologa dei consumi, pone invece un’altra questione andando al di là del dibattito tra grandi centri commerciali e piccole attività. “Il consumatore di oggi è poco razionale – spiega la professoressa sul quotidiano Libertà – Più che un oggetto o un genere alimentare cerca un’esperienza di consumo appagante e gratificante dal punto di vista psicologico. Questa tendenza è evidente anche nella crescita dei prodotti di nicchia, quelli per cui lo stesso consumatore è disposto a farsi nei fine settimana chilometri e chilometri in auto. Sono prodotti che danno una sorta di soddisfazione edonica, identitaria. Ci fanno sentire meglio con noi stessi, con l’immagine di sostenibilità che vorremmo dare di noi”. “In questo senso c’è una sorta di irrazionalità negli acquisti – precisa Graffigna – Non importa se quello che cerco è scomodo, lontano, o costa di più. Lo voglio perché mi ha conquistata psicologicamente, è questa la differenza sostanziale da comprendere per capire i tempi attuali”. E, in quest’ottica, i centri commerciali funzionano? “ Se il centro commerciale mi conquista, funziona. Purché mi proponga un’esperienza di consumo, non un semplice acquisto. Il centro commerciale diventa esperienza di svago. Andare a fare shopping è appuntamento. Non si va per avere un oggetto ma per vivere qualcosa”.

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