
Il fenomeno della progressiva trasformazione, nel centro storico della nostra città, delle botteghe – alcune storiche – in box per auto (la deriva -culturale e non solo economica – è particolarmente evidente in via Roma, via Garibaldi, via Calzolai) ha innescato il dibattito sulle cause e sulla ricerca di un possibile antidoto al desolante svuotamento commerciale, esiziale per il tessuto connettivo del centro. Triste fenomeno: c’è chi ne attribuisce la responsabilità al caro affitti; chi punta il dito contro l’assenza di efficaci politiche commerciali in centro e per il centro; chi infine ritiene responsabile il processo di colonizzazione dispiegato senza resistenze politiche dalla grande distribuzione.

Per il presidente dell’Ordine degli Architetti Giuseppe Baracchi, che interviene a titolo personale, il commercio è irrimediabilmente cambiato ed è inutile tentare di decifrare problematiche nuove con categorie inevitabilmente appartenenti al passato. Baracchi, del resto, torna su una proposta che già aveva lanciato, e proprio da queste pagine: “Bisognerebbe pensare a un’area di logistica leggera, come punto di incontro tra grande distribuzione e commercio al dettaglio, area che avevo immaginato nello spazio dell’ex consorzio agrario”.
Per logistica leggera si intendono comparti urbani, interni alle città, in cui i singoli commercianti si muovono in bicicletta, senza aggravi di traffico e senza inquinare. “Penso, – prosegue Baracchi – copiando da altri paesi europei, a un magazzino collettore dei prodotti ordinati on line dai clienti e accessibile ai commercianti al dettaglio in modo che possano redistribuirli ai clienti in modalità più eco-compatibili, evitando il continuo spostamento dei grossi mezzi tipici della consegna a domicilio”.
“Sul modello di Torino e Barcellona, poi – è la proposta del presidente degli architetti – si potrebbe rilanciare l’idea del mercato coperto di via Colombo, affiancando agli esercizi commerciali locali per eventi teatrali ed artistici, creando una commistione tra commercio e cultura”. Insomma, secondo Baracchi, il modo di fare shopping è cambiato e occorre riuscire a riqualificare l’esperienza di acquisto, portando qualità come valore aggiunto: “Non si può più commercializzare un solo prodotto, ma occorre predisporre un’offerta ad ampio raggio in un unico contenitore. E fare di Piacenza la città dei mercati potrebbe essere un brand vincente dal punto di vista turistico”.




