Piacenza è una città in ordine per quanto riguarda i conti e questa, naturalmente, è una buona notizia. Buona notizia comunicata dalla classificia stilata dall’Osservatorio Cottarelli che pone il nostro comune al quarto posto in Italia (tra le città al di sopra degli 80mila abitanti) dietro a Pisa (prima in classifica), Parma e Padova. Un risultato lusinghiero, stilato in base a rigorosi indicatori di valutazione: ci vengono attribuiti 71,31 punti (Pisa ne ha 139,50; Parma 85,31; Padova 71,92) che ci consentono di staccare di gran lunga la quinta e la sesta classificata: Cesena (61,38) e Reggio Emilia (61,26). Per la cronaca, agli ultimi posti con il segno meno davanti alla cifra si trovano Napoli (-57,93), Brindisi (-68,27) e Foggia, buona ultima (-69,14), a certificare la perenne sofferenza del nostro meridione.

La classifica è stata pubblicata dall’Osservatorio Conti Pubblici dell’Università Cattolica di Milano, osservatorio di cui è appunto direttore il professor Carlo Cottarelli, riconosciuta autorità in materia di conti pubblici. Va precisato che i dati cu fa riferimento l’osservatorio, e quindi la classifica stilata in base ad essi, riguardano l’anno 2016 quando sulla poltrona di sindaco sedeva Alberto Dosi. Precisazione doverosa, poiché la notizia dell’ottima erformance di Piacenza ha immediatamente suscitato un battibecco politico incentrato sulla paternità dei meriti. Detto questo, vediamo come l’Osservatorio è arrivato alla compilazione della classifica. “Siamo in un momento molto importante per i bilanci comunali – ha spiegato Cottarelli in persona – i quali, ai sensi di una serie di riforme relative alla finanza locale, devono rivalutare le rispettive esigenze e soprattutto introdurre i ‘fabbisogni standard’ al posto di quelli ‘storici’ per calcolare trasferimenti statali e capacità fiscale”.
I “fabbisogni standard” – spiega Cottarelli – sono stati calcolati sulla base di alcuni fattori: il territorio, il numero di abitanti, lo status finanziario. Altri indicatori presi in esame, e naturalmente messi in relazione in base a parametri scientifici, riguardano il confronto fra spesa e offerta, coinvolgrendo sei funzioni in carico ai comuni: viabilità e territorio, istruzione pubblica, amministrazione e controllo (per esempio gestione del personale in capo ai comuni), polizia locale, servizi sociali inerenti al comune, smaltimento dei rifiuti.
“Per stilare la classifica – prosegue Alessandro Banfi, ricercatore dell’Osservatorio – abbiamo elaborato i dati raccolti dalla Sose Spa”, una società rampollata dalla collaborazione tra Mef (Ministero d’Economia e Finanza) e Banca d’Italia. L’indicatore di efficienza “che abbiamo ricavato – continua lo studioso – deriva dalla sottrazione dell’indicatore di spesa dall’indicatore di offerta. Se il risultato è positivo questo significa migliore efficienza”.
Per farla breve, considerando tutti gli indicatori (dallo smaltimento rifiuti alla scuola, dal funzionamento degli uffici alle attività sociali, dalla viabilità all’azione della polizia locale. “E’ naturale – concludono i ricercatori – che a fronte di una spesa significativa deve esserci una corrispondenza di servizi adeguati”.




