L’onorevole Foti (FdI) aveva già dato voce ai dubbi della maggioranza: “Chiudiamo pure l’inceneritore ma prepariamoci all’aumento delle tariffe e a un via vai di camion sulle strade di tutta la provincia”. Ora a corroborare la sua posizione arrivano le parole di Giovanni Chinosi, direttore generale di Iren Ambiente: “Spegnere l’inceneritore significa aumentare del 30% il costo di smaltimento dei rifiuti, cioè delle tariffe della Tari, visto che è con il gettito ricavato dall’utenza che il servizio deve trovare copertura finanziaria”.

La Regione, infatti, ha deciso lo stop al termovalorizzatore di Borgoforte dal 2020 e i rifiuti piacentini, da quel momento in poi, verranno portati e combusti da un’altra parte, probabilmente nell’inceneritore di Parma.
Chinosi ha parlato davanti alla commissione consiliare nel corso dell’audizione di Barbara Zanardi, rappresentante indicata dal Comune di Piacenza nel cda di Iren, sulla scia delle polemiche innescate dalla vendita di una quota di azioni Iren decisa dall’amministrazione.
Ma è stato soprattutto il futuro dell’inceneritore ad infiammare il dibattito.
Anche per quanto riguarda gli effetti sull’ambiente della chiusura dell’impianto, il dirigente Iren ha sposato le preoccupazioni di Foti: “La chiusura del termovalorizzatore comporterebbe un aumento di costi: occorre prendere i rifiuti solidi urbani, compattarli e portarli da un’altra parte”. E oltre al servizio di trasporto su camion, si vedrebbe necessario – ha proseguito Chinosi – disporre e far funzionare una centrale di compattamento. “Di conseguenza, i costi aumenterebbero del 30%. E non dimentichiamo che le emissioni dell’inceneritore di Piacenza sono minime e che l’impianto ha un rapporto di eccellenza tra efficienza e costi di investimento, paragonabile a quello di Brescia”.
Senza contare il contraccolpo della chiusura dell’impianto di Borgoforte sul teleriscaldamento, rete su cui Iren sta investendo molto e che prevede il calore prodotto dall’inceneritore come una delle sue fonti di alimentazione. 90 milioni di tonnellate di polveri sottili risparmiate sarebbe – secondo i rappresentanti di Iren – il vantaggio sulla qualità dell’aria dell’entrata a regime del teleriscaldamento, “che corrisponde a fermare 3mila auto”. Il teleriscaldamento è in parte già in funzione – alimentato da altre centrali di Iren – ma nel 2020 vivrà la sua prima stagione termica.




