di Filippo Ballerini – Cresciuta con i cartoni animati giapponesi e i film di Bruce Lee e Jean-Claude Van Damme, la venticinquenne fiorenzuolana Elisa Frasani può già contare su due titoli del mondo di qwan ki do, l’arte marziale cino-vetnamita le cui regole sono state codificate dal maestro Pham Xuan Tong.
Atleta di spicco dell’Asd Qwan Ki Do di Fiorenzuola e della Nazionale, Elisa Frasani si è avvicinata allo qwan ki do all’età di undici anni, dopo aver vinto le iniziali resistenze dei genitori. Da quel momento la sua ascesa è stata irresistibile ed è culminata con i titoli mondiali conquistati nel 2011 in Marocco nelle specialità “Tecnica” e “Tecnica delle armi”.
“La mia passione per il quan ki do – spiega Elisa Frasani – risale a quando ancora ero bambina. Inizialmente i miei genitori non erano d’accordo. Poi, dopo un’esibizione a scuola organizzata dal Comune di Fiorenzuola, tornai alla carica e finalmente riuscii a convincerli. Nei primi anni di attività mi sono limitata agli allenamenti e alle esibizioni di tecnica, poi sono passata ai combattimenti veri e propri”.
Anche se occorrono alcune precisazioni, quando si parla di combattimenti nell’ambito del qwan ki do: “Noi donne abbiamo il caschetto protettivo e altre protezioni nelle zone vitali. E poi va detto che il combattimento non prevede l’affondo del colpo: l’avversario non è considerato un nemico, ma un mezzo che ti consente di migliorare e progredire”.
Intanto però ti sei già aggiudicata tue titoli mondiali.
“Ai mondiali ci tenevo soprattutto per far fare bella figura al mio maestro, ai miei preparatori della tecnica e del combattimento. Volevo renderli orgogliosi della preparazione ideata da loro e del mio percorso. Volevo rendere orgogliosi i miei genitori, la mia famiglia e il mio ragazzo, che fa qwan ki do da più tempo di me e che a sua volta ha ottenuto risultati importanti. Volevo fare qualcosa di bello per tutti loro. Ma la mia motivazione più grande è stata una promessa fatta a mia nonna appena prima di natale: le avevo detto che se fossi arrivata sul podio, la medaglia più bella l’avrei regalata a lei. Lei purtroppo è mancata a gennaio, ma ai mondiali è stata la mia più grande motivazione. La medaglia non ho potuto consegnargliela di persona, ma tutt’ora è vicino a lei, al cimitero dove riposa”.
I risultati ottenuti sono ovviamente figli di sacrifici durissimi: “Nell’anno che ha preceduto i mondiali in Marocco – aggiunge Elisa – mi sono allenata quattro cinque giorni ogni settimana. Ma grazie al clima che si è creato sia nella mia squadra che nella Nazionale tutti i sacrifici sono stati fatti con il sorriso sulle labbra”.
Gli obiettivi per il futuro?
“Direi due: in ambito sportivo voglio continuare a crescere e a migliorarmi, per arrivare ancora più forte all’appuntamento con i campionati europei che si terranno in Svizzera. Contemporaneamente sto studiando per conseguire la laurea in Fisioterapia. Molto probabilmente le date della discussione della tesi e degli europei coincideranno, mi attende in 2013 sicuramente molto intenso”.




