Quel sassolino nella scarpa
Non sparate sul barista

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di Jennifer Ravellini – Il barista è un jazzista: possiede una naturale attitudine a improvvisare. Sceglie con cura la colonna sonora delle giornate degli altri, alternando Chet Baker a Enzo Jannacci con un senso del ritmo che fa impallidire il bebop.
Il barista è un crooner che raccoglie confidenze e snocciola saggezza spicciola. Non giudica, ascolta. Non pontifica, suggerisce.
Il barista è un frontman e il bancone è il suo palcoscenico. Adatta lo spettacolo al pubblico pagante senza cercare l’applauso. Il barista è Freddy Mercury e il suo show must go on fino al turno di chiusura.
Il barista è un narratore: tesse trame e crea intrecci. Trova sempre le parole adatte.
Il barista è un antropologo: osserva la natura umana dalla giusta distanza.
Il barista è un manutentore e aggiusta cuori infranti e sorrisi più smagliati che smaglianti. Aiuta a starci dentro nella vita di tutti i giorni.
Il barista non si perde in un bicchier d’acqua, ma semplicemente lo versa. Non si prende troppo sul serio, ma fa seriamente del suo meglio.
Il barista è un pacifista che disarma conflitti.
Il barista è uno smemorato che dimentica la sua vita ogni volta che alza la saracinesca.
Il cliente non ha sempre ragione perché la ragione è degli stolti e di chi crede che tutto si possa comprare, confondendo il valore con il prezzo. E un barista non ha prezzo, anche se il suo sorriso è compreso nell’euro del caffè. Pensateci quando chiederete un cappuccino a colazione e riserverete il vostro cattivo umore del mattino a chi sta dietro al bancone. Per una volta mettetevi nei suoi panni anche se credete che il grembiule stia meglio a lui. Altrove un barista è un cliente in cerca del suo barista. Forse baristi si nasce e non si diventa, ma Forrest Gump direbbe che barista è chi il barista lo fa. Lasciate che fare il barista sia un privilegio e non una punizione.

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