I lavori si devono fare e gli interessi della cittadinanza salvaguardati. E’ questa la quadratura del cerchio richiesta alle amministrazioni (comuni di Rottofreno, Calendasco e Piacenza, Provincia e Regione). I lavori sono quelli di ristrutturazione, non più rinviabile, del ponte che scavalca il Trebbia collegando il quartiere piacentino di Sant’Antonio a San Nicolò, comune di Rottofreno, ormai appendice suburbana.
I lavori – che finalmente doteranno il ponte di una pista ciclabile – dureranno quattro mesi e per quattro mesi la circolazione sarà interdetta. Tutto il traffico da e per Piacenza verrà dirottato sul ponte Paladini che collega la località La Noce alla tangenziale di Piacenza. La notizia ha creato sconcerto soprattutto tra gli operatori economici con attività lungo la via Emilia e nelle aree industriali e artigianali di San Nicolò e Calendasco. I tavoli per trovare una soluzione-tampone in questi giorni si moltiplicano: imprenditori e operatori commerciali, sostenuti dall’amministrazione comunale di Rottofreno, caldeggiano la creazione di un guado sul Trebbia, per mantenere un minimo di passaggio e di vita lungo la via Emilia Pavese. La costruzione di un guado, tuttavia, non è cosa semplice per diversi motivi: dai costi alle questioni di carattere ambientale. Se per i primi si stanno organizzando cordate di emergenza per sostenere spesa di realizzazione e manutenzione del guado (capifila, sembra, gli imprenditori di Ponte Trebbia e il colosso commerciale il Gigante), per le altre bisognerà attendere valutazioni, sopralluoghi e soprattutto una deroga al divieto assoluto di intervenire nell’alveo del fiume da febbraio ad agosto (i lavori comincerebbero in aprile). La rigida tutela ambientale si deve al fatto che l’area è parte integrante del Parco del Trebbia e all’ente-parco è demandata l’eventuale, tutt’altro che scontata, deroga al divieto di intervento in alveo.
Se commercio e attività economiche saranno le più danneggiate dalla chiusura del ponte, non va dimenticato (a proposito di ambiente) il prevedibile intasamento da traffico che investirà il quadrante sud-ovest della già trafficatissima San Nicolò: via Agazzana e strade limitrofe, indispensabili per raggiungere la tangenziale sud e il nuovo ponte Paladini. Anche in questo caso il guado allevierebbe i disagi di un sobborgo (San Nicolò appunto), che sconta un singolare ritardo nella realizzazione di infrastrutture viarie adeguate ai temi e alla sua (certo, dissennata) crescita negli ultimi venti/trent’anni.
Allo studio anche le ipotesi di agevolazioni per chi percorrerà il tratto autostradale tra Castelsangiovanni e Piacenza Ovest e l’implementazione delle fermate dei treni regionali a San Nicolò.
Per tornare all’assunto iniziale (la quadratura del cerchio tra necessità di restauro del manufatto e salvaguardia di interessi e mobilità dei cittadini), si segnala in questi giorni di concitati conciliaboli la singolare inerzia del Comune di Piacenza: come se Sant’Antonio, popoloso quartiere piacentino, non fosse affar suo.




