
di Elena Caminati – La sensazione guardando le immagini o lo foto di Expo Milano è che tutto sia avvenuto ben più di due anni fa. In realtà dall’esposizione universale è trascorso davvero poco tempo e solo un anno fa, per la precisione nel febbraio del 2016, in Comune nel corso di una conferenza stampa da più parti, organi istitizionali in prima linea, era stata confermata la volontà di proseguire la collaborazione per il dopo Expo. Oggi cosa è rimasto di quello spirito? E soprattutto, esiste ancora la convizione a portare avanti quel “sistema Piacenza” di cui abbiamo sentito parlare per oltre un anno?
A giudicare da quello che semplicemente si vede, sembra di stare su un binario morto. Ma il denaro speso dal territorio per la macchina Expo non è stato poco: quasi 2 milioni di euro, tra enti istituzionali, Camera di Commercio e Fondazione in primis oltre che privati. Abbiamo girato queste domende a Silvio Ferrari, presidente di Ats Piacenza, l’associazione temporanea di scopo, formata da 18 associazioni e 4 istituzioni, che ha lavorato per l’organizzazione di Expo in piazzetta Piacenza.
“Quando abbiamo iniziato questa avventura – conferma Ferrari – abbiamo lavorato per il prima, durante e dopo Expo. Spesso in tante interviste io stesso sottolineavo che tutta la nostra partecipazione doveva servire anche e soprattutto al dopo. E in questo qualcosa è mancato. Questo allenamento è un vero peccato che si sia interrotto. Sapevamo che Expo aveva un grande appeal, ma il dopo poteva essere altrettanto anche perchè si erano individuate le aree strategiche per la nostra città”.
Certo è più facile lavorare sull’onda dell’appeal del grande avento, i risultati sono più tangibili e concreti; la sfida vera e la difficoltà sono proseguire anche dopo, quando le luci sono spente. “La grande attrazione di un evento così una volta terminato svanisce, è vero, ma non si possono buttare via due anni di lavoro, di relazioni; sul tavolo ci sono tre o quattro grandi progetti che potrebbero coinvolgere tutti questi attori locali – spiega Ferrari – Tra l’altro si era cominciato a parlare di area vasta, per capire come Piacenza potesse avere una leadership nei progetti futuri attraverso un modo di lavorare vincente, nessuno ha fatto quello che abbiamo fatto noi, eravamo in pole position, ma il tempo passa”.
Di progetti da portare avanti sul tavolo di Ats c’erano e anche tanti: tra questi il Vivaio Giovani, che sta andando in parte avanti grazie all’Urban Hub ma che necessiterebbe di maggiori risorse, e Piacenza come polo convegnistico. Da Ferrari arriva l’invito a non disperdere energie e lavoro. “Il consiglio d’indirizzo – prosegue – era partecipato dalle istituzioni, dal mondo accademico, era un’iniziativa che si voleva portare avanti, forse era da modulare in modo diverso perchè, in futuro, non ci sarebbe più stata Ats. Ma credo che se i soggetti si confrontassero questo modo di lavorare si potrebbe replicare. Non imputo a nessuno quello che sta accadendo, forse qualcuno ha dimostrato più sensibilità di altri. Ma ricordo che nell’ultimo consiglio uno dei punti era la volontà di andare avanti e nessuno era contrario”. Qualche rammarico personale? “Quando impegni forze ed energie da volontario in qualcosa in cui credi, pensando che possa nascere qualcosa e poi questo non avviene, un po’ di rammarico c’è, perchè l’esperienza poteva proseguire, per essere un ponte per altre iniziative”.
La grande zolla, che ha rappresentato piazzetta Piacenza per i sei mesi della kermesse, oggi giace ancora a Milano e lì resterà. Smantellarla costerebbe troppo, fatto sta che anche quello poteva essere un simbolo che ricordasse la partecipazione di Piacenza all’esposizione universale in una posizione di prestigio. Certo l’importante è quello che si è fatto sotto a quella zolla, lo spirito, il modus operandi che oggi rischia seriamente di disperdersi senza ritornare più indietro.
Il servizio con l’intervista su www.zerocinque23.com




