Mio Post – Margaritas antes porcos

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di Bernardo Carli – Un mese fa, nel pieno dell’estate, scrissi del rammarico per la perdita di “Carovane”, manifestazione di rilevanza che metteva in contatto la nostra città col mondo; adesso, “ci risiamo”. Di nuovo una iniziativa di culturale, se pur diversa, ma intrisa di mondialità, rischia di fare fagotto dal nostro territorio per trasferirsi altrove. Mi riferisco all’incontro tra i giovani e la cultura del mondo che da anni si svolge alla Casa Montagna di Ferriere. A Carlo Devoti, che ne è ideatore e animatore, spetta il merito di ospitare ogni anno più di mille giovani che, incontrandosi, regalano al nostro territorio il piacere di relazionarci con il mondo, attraverso spettacoli di indubbio valore artistico. E’ un caso raro, se non unico nel nostro paese: più di mille studenti, con insegnanti e animatori culturali trovano un luogo di scambio aperto e vivace dove l’est dell’Europa incontra l’America latina, l’Asia e l’Africa. Ai gruppi che si alternano a Ferriere viene chiesto di raccontarsi attraverso le tradizioni, la musica, la danza,la poesia. A noi il piacere di assistere a spettacoli straordinari che Devoti porta nelle piazze non solo della provincia. Dopo la vacanza, i giovani ospiti fanno ritorno nei propri paesi raccontando l’esperienza fatta nel paese col più vasto giacimento di beni culturali. Se si pensa che i ragazzi sono il futuro dei propri Paesi, si può ben comprendere quanto il disegno, se pur semplice, rappresenti un evento di straordinaria importanza del quale il nostro territorio ha urgente bisogno. Ma, come spesso purtroppo accade, ci dimostriamo incapaci di apprezzare un così grande tesoro e di saperne profittare, poiché  viene accolto con indifferenza e quasi fastidio.

“Nolite dare …neque mittatis margaritas … ante porcos”, ossia: “Non date … e non gettate le … perle ai porci” scrive l’Evangelista Matteo (7,6). Anche se in il  riferimento evangelico ammonisce a non disperdere la Buona Novella, l’esempio “calza”.  E’ grave che nessuno obbietti alle parole del Sindaco di Ferriere che, forse oberato da una ospitalità tanto onerosa, dichiara che se Devoti vuole trasferirsi altrove, lo faccia pure. Il fatto di per sé è grave, ma lo è ancor più se si considera la “statura” degli interlocutori. Carlo Devoti, è stato insignito dalla Provincia del premio per la pace, proprio per impegno nella Casa Montagna. Il Sindaco di Ferriere inoltre non è “uno qualunque”, ma un ex senatore, che gode non solo del consenso di un vasto elettorato, ma vanta una autorità che gli consentirebbe di aggregare molti altri amministratori, locali e non. Da lui ci si aspetterebbe qualcosa di più, non solo nel comprendere la valenza della manifestazione per il territorio provinciale, ma di farsene paladino, in una visione lungimirante per la promozione  di esso. L’opinione pubblica tace, tra l’ipocrisia di un premio conferito in pompa magna e il disimpegno di un politico infastidito. Stupisce pure che i giornali e soprattutto i media televisivi non si approprino dell’iniziativa, registrando gli eventi di Casa Montagna, per farne programmi assai più interessanti di tanta produzione televisiva. Agli eventi in questione viene riservata la stessa attenzione dedicata alle sagre  paesane: qualche notizia sugli spettacoli, qualche foto e mai una intervista ai protagonisti su ciò che li conduce fino da noi, sul significato che essi danno a questa esperienza. In un territorio nel quale si avvertono i gravi problemi della convivenza con gli stranieri, fino a generalizzarne la natura di maleducati e criminali, in un tempo nel quale la globalizzazione ci obbliga a conoscere il mondo per poterne essere cittadini, perdere Casa Montagna significa tornare indietro. La circostanza rafforza una mia amara considerazione:  Piacenza è una città che si ostina a voler essere piccolo paese. Ho sentito stasera le pur pacate parole di  Giangiacomo Schiavi, piacentino, vicedirettore del Corriere: l’intervista si collocava in un dibattito a più voci sulla paventata abolizione della provincia. Schiavi non è stato reticente ed ha parlato di battaglie perse, della posizione di subordine che la città ha assunto nei confronti di altre province, della necessità di “darci una mossa”. Non so se le scuole, ma anche gli imprenditori abbiano capito l’ opportunità di un’esperienza come quella ci Casa Montagna: questa, avvicinando i giovani, anche universitari  getta le basi per rapporti di collaborazione e di mercato. Assente pure l’Università che, guarda caso, proprio in quel periodo promuove la “Summer School” con l’intento di favorire gli scambi internazionali. Le “vacanze” degli ospiti sono frutto di intese con le ambasciate, gli istituti di cultura e i governi degli altri paesi, che sono “ponti” da percorrere per collocarci in una visione di minore provincialismo (termine destinato alla storia dopo il riassetto amministrativo di Monti). Quando l’associazione “Via Roma città aperta”, ha sostenuto la presenza degli spettacoli di Casa Montagna ai Giardini Margherita, lo ha fatto perché crede nella cultura come motore per il vivere civile, ma anche per il rilancio dell’economia che da questa discende. Con chiarezza e passione, senza risorse, abbiamo cercato di onorare l’ospitalità preparando quel poco che potevamo: una merenda per chi (250 giovani) recava il dono di volerci incontrare. Abbiamo fatto tutto da noi con semplicità domestica all’insegna della millenaria cultura di accoglienza del nostro paese. Come molti soci di Via Roma città aperta, ho imparato questa estate a confezionare nel forno di casa quantità di torte e pizze che non avrei sospettato di saper fare. Questo solo perché le “perle non finiscano nella porcilaia”.

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