Sul 118 è battaglia, ma su un accorpamento per molti aspetti ancora misterioso. Da diversi mesi, ormai, si parla della volontà della Regione (con Aven, l’Area Vasta Emilia Nord che è l’associazione volontaria delle sette Aziende Sanitarie presenti sul territorio che comprende le Province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena) di ridurre da sette a tre le centrali 118 della regione, ma le carte in tavola saranno scoperte a Piacenza solo in occasione della imminente conferenza socio-sanitaria.
Non mancano, invero, scivoloni ed equivoci che giustificano le alzate di scudi: ultimo esempio l’assessore regionale alle Politiche per la Salute Carlo Lusenti, che nei giorni scorsi si è affrettato a ridimensionare le proprie dichiarazioni (riportate nelle cronache della festa Pd a Modena) sull’imminenza della svolta che porterebbe ad un’unica centrale del 118 fra Parma, Piacenza e Reggio Emilia con sede nell’ospedale di Parma. Ciò – insieme alle rassicurazioni del presidente della Regione Vasco Errani – non ha in effetti calmato gli animi a Piacenza, dove l’attuale modello di 118 viene considerato un fiore all’occhiello da difendere strenuamente.
Il punto di vista di Parma
Benzina sul fuoco è arrivata dalle dichiarazioni alla Gazzetta di Parma del direttore della centrale 118 dell’ospedale Maggiore, Adriano Furlan, e del direttore sanitario dell’azienda ospedaliero-universitaria di Parma, Luca Sircana. Il primo ha osservato che la svolta sarebbe tecnicamente fattibile perchè “in Spagna c’è un’unica centrale di emergenza a Madrid” e perchè “le tecnologie permettono di mettere in memoria le carte geografiche”, mentre il secondo ha aggiunto che è giusto parlarne “per i risparmi che comporterebbe”, concludendo che centralizzare a Parma avrebbe senso per motivi come la presenza nel locale ospedale “di centri come gli hub per i traumi, la cardiochirurgia, il centro ustioni e la neurochirurgia” e “per la posizione baricentrica rispetto alle altre province” coinvolte, appunto Piacenza e Reggio Emilia.
La “resistenza” di Piacenza
Semplici cittadini ed esponenti delle realtà piacentine del primo soccorso (Croce Rossa, Anpas, Misericordia, Progetto Vita), riuniti in un comitato che raccoglie già migliaia di adesioni, hanno illustrato le proprie preoccupazioni anche al prefetto Antonino Puglisi. “Non accetteremo imposizioni dall’alto – spiega Paolo Rebecchi di Anpas – senza una negoziazione sulle scelte da fare. Nonostante le ripetute richieste di avere chiarimenti sul progetto e di incontrare il presidente Errani, non abbiamo ancora nessuna certezza su quanto si sta decidendo. Abbiamo però molte domande: è davvero fattibile il passaggio alla tecnologia di cui si parla, che peraltro non è quella dei satelliti militari? E, visto che si parla di risparmi, perchè nessuno spiega in che modo si otterrebbero? Una cosa è certa: non si può sostituire con la tecnologia né un modello di sistema integrato nel quale i volontari sono in ottima sinergia con il personale Asl, nè la conoscenza del territorio che consente di dare indicazioni e riferimenti noti solo a chi ha una conoscenza del territorio che, specialmente in montagna, nessun Gps può assicurare a chi interviene”.
“Oggi, a chi chiama il 118 piacentino, risponde – spiega Rebecchi – un infermiere professionale specializzato in emergenza-urgenza il quale, sulla base delle informazioni raccolte, decide se affiancare o meno un mezzo avanzato di soccorso (l’automedica, con medico e infermiere) all’ambulanza su cui salgono volontari appositamente formati. Questo sistema – ricorda Rebecchi – è stato il primo in regione ad essere accreditato, ha tempi di intervento rapidi ed è una realtà d’eccellenza che anche l’adesione di Progetto Vita (innovazione che ha attirato l’attenzione a livello europeo) conferma essere un modello che, invece di essere smantellato, andrebbe semmai esportato”.
L’appello ai politici
In un intervento a difesa del 118 piacentino, centrato sull’idea per cui “un cambiamento non garantirebbe un risparmio anche perchè si rischia di disperdere un patrimonio in larga parte di volontari, come già accaduto altrove”, due medici molto noti dell’ospedale di Piacenza come Fabio Fornari (direttore del Dipartimento di Medicina nterna e Gastroenterologia) e Luigi Cavanna (direttore del Dipartimento di Onco-Ematologia), hanno “strigliato” parlamentari, assessori e consiglieri regionali piacentini: “Si limiteranno, ancora una volta, ad una sterile polemica verbale o – hanno chiesto provocatoriamente – passeranno ai fatti?”. Cavanna e Fornari hanno anche lanciato una sfida, invitando l’assessore regionale alla Sanità Lusenti ed il presidente Errani ad un pubblico dibattito a Piacenza sul futuro della Centrale 118.




