di Elena Caminati
Decidere di interrompere una gravidanza è una scelta estremamente dolorosa e difficile, un fallimento. L’età media delle donne che si sottopongono a questo intervento oscilla per lo più tra i 20 e i 35 anni, con una massiccia incidenza di straniere. I dati Istat mostrano che in Emilia Romagna la percentuale arriva al 45 %, a Piacenza al 52,8%. Il tasso di abortività è al 18 per mille tra le straniere e al 5 per mille tra le italiane. Un indicatore importante per osservare l’andamento delle interruzioni volontarie di gravidanza è proprio il tasso di abortività, ovvero il rapporto tra il numero di aborti e numero delle donne in età fertile, tra 15 e 49 anni, in quell’anno. Il rapporto del Ministro della Salute del novembre 2015 mostra come nel 1983 il tasso di abortività fosse il 17,2 per mille, nel 2014 sceso al 7,2 per mille; analoga situazione in Emilia Romagna dove è sceso dall’11 per mille nel 1993 al 7,9 per mille nel 2014. Dati confermati anche dal calo drastico di aborti in valore assoluto: in italia nell’83 se ne eseguirono 243 mila contro i 97 mila del 2013, in Emilia Romagna 12mila nel 1993, nel 2014 8474. Numeri scesi complessivamente dal momento dell’entrata in vigore della legge 194 del 1978. “C’è stato un calo evidentissimo – sottolinea la dott.ssa Maria Cristina Molinaroli direttore consultori familiari Asl – questo significa, a mio parere, che la legge ha funzionato, ma anche che sono cambiati i fattori socio economici. Non è solo merito dei sanitari ma anche dei cittadini, degli enti e degli utenti. Interrompere una gravidanza è un fallimento, perchè significa rinununciare a qualcosa: per lo più oggi le donne che vogliono abortire stanno vivendo una situazione di precarietà, senza lavoro, disoccupate o licenziate. E un fallimento, una scelta che si compie con rimpianti e difficoltà, e quindi una situazione da superare”. In questa scelta, il medico ha un ruolo fondamentale; la presa in carico di una donna che decide di sottoporsi ad una interruzione volontaria di gravidanza va oltre la metodica tradizionale. Anche per il medico, nel senso che non sempre accetta di eseguire materialmente l’aborto. In Italia la percentuale dei medici obiettori di coscienza arriva al 70%, con punte anche del 90, soprattutto negli ospedali del sud. Nell’Asl di Piacenza su 20 medici ginecologi, 14 sono obiettori, il 70%, confermandosi la provincia della regione con la percentuale più alta. Quella con il valore più basso è l’Asl di Parma. “Bisogna domandarsi che ruolo ha il medico – spiega la dott.ssa Molinaroli – quello di eseguire l’intervento e di certificare il fatto che una donna abbia motivazioni valide per interrompere la gravidanza. Ha il dovere di valutare insieme a lei quali sono gli ostacoli per il proseguimento e anche l’eventuale superamento. Quello del medico è un ruolo che va al di là di quello che normalmente gli attribuiamo. Questa è una situazione in cui si ci interfaccia con la donna in un relazione di presa in carico che va al di là delle norme”. Per un medico decidere di non praticare un aborto è prima di tutto una questione morale, ma non solo, un lavoro che impegna sotto tutti i punti di vista: “Dover affrontare questa situazione negativa impegna molto sotto tutti gli aspetti – conferma Molinaroli – ed è emotivamente pesante. Non è così facile continuare a fare questo lavoro”. A Piacenza il numero delle donne che si rivolgono al consultorio per la certificazione relativa alla pratica dell’interruzione volontaria è molto alto; il servizio offerto vuole mettere al centro la donna con offerte e garanzie particolari. La donna viene ascoltata dall’ostetrica che la rivede dopo un paio di giorni per capire a fondo esigenze ed urgenze del singolo caso. Dopo il primo counseling sarà il medico a visitarla dopo 7 giorni nel pieno rispetto della tempistica imposta dalla legge. “Un altro valore importante – conclude – è l’interfaccia con i servizi sociali del Comune e con la psicologa; capita che ci siano persone che abbiano bisogno di qualcuno che le aiuti a dirimere gli aspetti più confusi. E’ un aiuto importante, credo che il servizio che riusciamo a garantire sia il massimo dal punto di vista sanitario e di assistenza per le donne che si rivolgono a noi”. (Il servizio completo su www.zerocinque23.com)





