San Martino raddoppia soci e fatturato

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San MArtino cooperativa 20151331 lavoratori di cui 1298 soci dipendenti, 436 assunzioni nel 2014 (trend invariato rispetto al 2013), dimezzamento del numero delle dimissioni, aumento della retribuzione oraria del 21,60%. Se aggiungiamo che negli ultimi tre anni, decisamente difficili per l’economia in generale, ha raddoppiato il fatturato (+99,24% nel triennio 2012/14), soprattutto grazie a logistica e facility management, si capisce perché quello di Coop San Martino è uno dei più interessanti case-history di successo della cooperazione piacentina. I numeri del bilancio sociale sono stati presentati, per la prima volta, il 27 giugno scorso a Piacenza Expo dal presidente della San Martino Mario Spezia e dall’amministratore delegato, nonché presidente provinciale e regionale di Confcooperative, Francesco Milza.
Quasi trent’anni di attività nei settori della logistica, del confezionamento industriale, delle pulizie civili e industriali e del facility management, per lo più su committenza privata (82,25 per cento), la San Martino ha snocciolato davanti all’assemblea di soci,  amici e rappresentanti delle istituzioni i dati relativi alle attività, ai lavoratori, alle iniziative svolte, soprattutto nell’ultimo anno. “Risultati – ha spiegato Milza – frutto di scelte di qualità, perché non siamo soltanto una cooperativa ma anche un’impresa che fornisce al territorio servizi importanti, siamo la prima impresa privata del territorio per numero di occupati”. Sottolineata la piaga delle false cooperative, “Stiamo raccogliendo le firme per contrastare le false coop – ha proseguito Milza – e a maggior ragione in questo momento la buona cooperazione deve farsi vedere, mettersi in mostra, per questo ho insistito molto per redigere il bilancio sociale di mandato, il primo che facciamo. Il nostro è un modello di impresa che, non solo, crea lavoro ma promuove anche la partecipazione dei lavoratori coinvolgendoli nelle scelte dell’azienda,  in questo modo cerchiamo di creare anticorpi per tenere lontani i fenomeni che hanno colpito altre cooperative”.
Il presidente Mario Spezia ha quindi illustrato i numeri del bilancio sociale della cooperativa: “1331 lavoratori di cui 1298 soci dipendenti e 33 dipendenti non soci, mentre i soci non lavoratori sono 8. E la maggior parte sono donne dai 40 ai 49 anni di età. Un fatturato in crescita del 99,24 per cento solo nel triennio 2012-2014 soprattutto per quanto riguarda logistica e facility management per lo più su committenza privata (nell’82,25 per cento dei casi)”.Dopo la presentazione del bilancio la tavola rotonda, intitolata “Un nuovo tempo della cooperazione: persone, territorio, sviluppo, partecipazione. Siamo un modello del passato o possiamo appartenere al futuro?”, con l’intervento della sottosegretaria all’Economia Paola De Micheli,  del presidente nazionale di Confcooperative Maurizio Gardini,  del docente dell’università Cattolica di Piacenza Paolo Rizzi e del  sociologo economico Nadio Delai. Paola De Micheli, in particolare, ricordando di essere una cooperatrice dal ’98, ha sottolineato: “A causa di quelli che hanno sbagliato, si corre il rischio di far passare che lo strumento cooperativo nel suo insieme non è quello giusto, ma questo sarebbe grave errore. Serve poi unità nella rappresentanza della cooperazione, per arrivare alle battaglie comuni per il ruolo della cooperazione in Italia. Dobbiamo mettere risorse per i controlli, la revisione della fiscalità delle cooperative, occorre far prevalere il lavoro e la ridistribuzione della ricchezza. Poi ci sono delle questioni di settore: come l’IVA sulle coop sociali, se vogliamo evitare che la coop sociale sia solo lavorificio, ma anche progettualità per il welfare, non si può azzerare l’IVA”.Il sociologo Nadio Delai ha messo l’accento sulla validità del modello cooperativo: “Un modello che è ridiventato attuale e di prospettiva, dobbiamo entrare in una fase di cooperazione del post benessere, perché non c’è stato solo l’impoverimento delle fasce più fragili ma anche del ceto medio”. E Paolo Rizzi: “Per recuperare i valori autentici della cooperazione bisogna essere rigorosi e sono i soci a essere garanti in questo.E poi bisogna innovare, ad esempio le cooperative di comunità, potrebbero essere il futuro delle nostre aree di montagna. Anche verso nuove forme di sharing economy non ancora intercettate”.
Identikit lavoratori
Donne, ultraquarantenni e operaie. È questo l’identikit dei lavoratori della cooperativa San Martino che su 1331 lavoratori vede ben il 57,85 per cento costituito dalle donne: l’altra metà del cielo infatti è rappresentata da 770 persone, contro i 561 uomini. Per quanto riguarda invece l’età, la maggior parte ha fra i 40 e i 49 anni (433 lavoratori pari al 32,53 per cento). Per quanto riguarda la qualifica, nel 93,16 per cento (pari a 1240 persone) si tratta di operai, ma non mancano neppure 88 impiegati e 3 quadri; una nota a parte la merita invece la provenienza dei soci lavoratori che si dividono quasi equamente fra l’Italia e i Paesi extracomunitari, rappresentati rispettivamente da 624 e 621 lavoratori con una crescita rilevante rispetto al 2011 quando erano 402 e 337.

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