Tre squadre non iscritte e altre ben 12 a rischio, sono questi i numeri della prima scadenza della nuova stagione in Lega Pro. Nobili decadute come Grosseto e Monza (insieme al Castiglione) che spariscono dalla geografia del calcio che conta , ma anche una dozzina di societa’ il cui futuro e’ ancora a rischio, tra cui molte del sud ma anche insospettabili come Real Vicenza, Varese e Venezia. La terza serie nazionale non solo fa i conti con al continua e perdurante crisi che colpisce la nostra economia ma anche con un sistema calcio che evidentemente non ha saputo ancora calibrare regole e controlli nei confronti del mutato quadro finanziario nazionale. Se la serie A e B vivono grazie alle televisioni ed alla mutualita’ con isolati episodi di insolvenza (Parma) e di calcio scommesse (Catania), l’ex serie C e’ lo specchio reale del paese: iscrizioni e fidejussioni sul rotto della cuffia, scandali di partite truccate a non finire, incertezza sulla reale tenuta del sistema generale. Con la riforma del 2012 si e’ tentato un primo passo verso la restaurazione: Lega Pro unica con tre gironi, riduzione a 60 squadre, fideiussione all’ingresso di 600.000 euro, stadi di almeno 3000 posti e controlli trimestrali di bilancio con penalizzazioni immediate a campionato in corso. I risultati per ora si rivelano contrastanti; nel corso della stagione si sono ridotte le inadempienze finanziarie ma a fine anno ecco la sorpresa di un quarto di aventi diritto all’iscrizione a boccheggiare in cerca del salvataggio. Evidentemente c’e’ ancora qualcosa che non funzione nel regolamento, 60 societa’ professionistiche sono ancora troppe, meglio probabilmente procedere ad una riduzione ancora progressiva fino al numero ideale di 48/54 squadre mantenendo ferrei controlli infra annuali e garantendo la salita tra i professionisti solo di quelle realta’ in grado a livello di bilancio di reggere l’urto delle stagioni tra i professionisti. In questo caso puo’ essere giustificabile la scelta di alzare le barriere di ingresso per chiedere i ripescaggi dalla serie D (500.000 euro a fondo perduto), idea considerata forse antisportiva ma che permette un filtro alle societa’ economicamente in grado di reggere l’urto dei “pro”. Piacenza, Pro e anche Fiorenzuola possono essere considerati un esempio con budget ed investimento finora ponderati e calibrati non tanto agli obiettivi ma sopratutto alle effettive disponibilita’: nessun doppio salto nel buio o investimento sproporzionato ma risorse calibrate e ben dosate che possono permettere a tutte e tre un camminio di lungo periodo a cavallo tra la terza e la quarta serie. Quest’estate in particolar modo la rinuncia di alcune concorrenti e il possibile stravolgimento giudiziario del calcio scommesse potrebbe premiare le piacentine dando la possibilita’ di inserirsi nel mercato a prezzi piu’ bassi sfruttando la solidita’ patrimoniale e al serieta’ gestionale.




