Amministrazione Comunale, un altro scivolone
nel balletto dei consiglieri

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Marco Colosimo (Piacenza Viva) e Sandra Ponzini (Pd)

Prima il balletto sulle poltrone di giunta; poi l’annunciata – ma infine abortita – costituzione in giudizio del Comune presso il Consiglio di Stato per tentare di riacciuffare per i capelli la consigliera del Partito Democratico Sandra Ponzini e riportare a venti il numero di consiglieri di maggioranza. A nemmeno due mesi dall’insediamento l’esecutivo Dosi non sta certo brillando sotto il profilo dell’immagine.
La presente critica non proviene soltanto dai banchi dell’opposizione, il che sarebbe scontato; ma anche da frange consistenti della maggioranza per la quale Dosi “potrebbe evitare di esporsi a facili critiche”.
Il fatto che l’ente potesse decidere di schierarsi così marcatamente con l’esponente di un partito, in questo caso Ponzini, per molti avrebbe graffiato i principi che vogliono un’istituzione super partes. Dopo il pronunciamento del Tar che ha corretto in corsa l’assetto del Consiglio comunale con l’ingresso di Marco Colosimo (Piacenza Viva) al posto di Sandra Ponzini (Pd), in questi giorni nella politica piacentina si è consumata una diatriba, poco giurisprudenziale e molto comica, tra chi sosteneva che la maggioranza di Palazzo Mercanti debba essere di venti unità e chi invece di diciannove. C’è chi, per giustificare la possibile costituzione in giudizio del Comune presso il Consiglio di Stato nel controricorso promosso da Ponzini, aveva preso in mano perfino la calcolatrice spiegando che con 19 consiglieri di maggioranza su 32 totali, non si arriva al 60%, bensì al 59,37% e che in tal modo non sarebbero garantiti il giusto premio di maggioranza e un’adeguata governabilità dell’ente Comune.
Nei giorni scorsi in aula il Pdl aveva attaccato a spron battuto: “Il Comune prende le difese di un privato e fa battaglia politica in favore di un esponente del Pd, è inaccettabile” avevano tuonato alcuni esponenti.
Per giustificare l’eventuale ricorso il sindaco Dosi aveva tirato in ballo la dottrina politica che vorrebbe una migliore governabilità con venti consiglieri. In seguito – prima dell’ultima decisione – aveva precisato che “avrebbe riflettuto sul da farsi con i suoi collaboratori”. Anche perché, gli era stato fatto notare, costituzione in giudizio o meno, il responso del Consiglio di Stato arriverebbe in ogni caso e magari Ponzini potrebbe tornare a sedersi tra i banchi di Palazzo Mercanti in un nuovo e clamoroso giro di valzer. E allora perché spendere risorse pubbliche, già risicate, per un ricorso evitabile?
Spending review, signor sindaco, spending review.

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