Piacenza -Parma: Stesso fallimento, esito differente?

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mapiUna volta era il “derby del Ducato”, ora puo’ essere chiamato “derby del fallimento”; Piacenza e Parma sono accumunate a livello calcistico dal medesimo epilogo in Tribunale, con tanti punti in comune ma anche con sensibili differenze.

DUE CRISI CHE ARRIVANO DA LONTANO. Il declino del Piacenza inizia con la stagione successiva alla panchina di Novellino, nel 2003, quado una dissestata politica sul monte stipendi fa incrementare alla folle cifra di 30 milioni di euro il budget per gli emolumenti ai calciatori. Da li parti’ un serie di scellerate decisioni gestionali che portarono ad una perdita complessiva fino al 2011 di 120 milioni di euro. Per il Parma fin dai tempi del crack Parmalati si parlava di difficolta’ per la consociata  Parma calcio, ma allora il benevolo aiuto di grandi club (tra cui la Lazio) permisero un primo salvataggio fino a che nel 2007 l’arrivo di Ghirardi segno’ l’inizio di una nuova Presidenza che in soli 7 anni e’ stata capace di un buco di 218 milioni di euro.

CIFRE DIFFERENTI: Il Picenza e’ fallito nel 2012 e sceso nei dilettanti con una posizione debitoria complessiva di 12 milioni di euro (di cui la gran parte con banche) ma di cui “solo” 500.00 di debiti sportivi valea dire la somma che il nuovo acquirente avrebbe dovuto sborsare per mantenere la categoria acquisita sul campo. Ben piu’ catastrofica ed inspiegabile la situazione debitoria dei crociati: il debito accumulato in gran parte dalla gestione Ghirardi e’ di 218 milioni di euro ma quello che stupisce e’ il debito della gestione sportiva: 75 milioni di euro a cui andranno aggiunti il milioni “prestati” dalla lega per terminare la stagione in corso (dai 5 ai 10 milioni)

SOCIETA’ BLUFF: Evidentemente l’Emilia e’ terra promessa per i faccendieri del pallone. Tralasciando la figura paradossale di Ruggeri nel Copra volley, fanno sorridere (per non piangere) i maldestri tentativi di accaparrarsi le due societa’ di calcio senza disporre dei fondi necessari per adempiere alle piu’ basilari formalita’ burocratiche per l’acquisto; parliamo infatti della MAPI di Manenti e dell’Italiana di Gianfranceschi, arrivate in terra Farnese promettendo bonifici ed investimenti milionari ma poi naufragate in poche settimane tra la delusione e l’ironia collettiva.

EPILOGO OPPOSTO: come visto il “peso economico” e’ diamtralmente opposto. Il Piacenza si poteva e doveva salvare con una cifra contenuta (tra costo dei diritti e debito sportivo si parla di 550.000 euro gia’ coperti dal valore dei giocatori sotto contratto) ma alla fine la cronica incapacita’ del tessuto imprenditoriale e politico piacentino di organizzare un fronte comune e compatto ha portato alla peggiore delle sorti con la squadra addirittura costretta a ripartire dall’ Eccellenza). Per il Parma si parla di cifre clamorosamente superiori con un debito sportivo da ripianare per poter ripartire dalla B di 75 milioni di euro a cui va aggiunto il valore d’asta della societa’. Qui pero’ entra in gioco la politica sportiva. Per il fallimento dei gialloblu’ si parla quasi come una liberazione con la possibilita’ data dagli organi sportivi di pianificare un nuovo inizio, quasi a voler cancellare 8 anni di malagestione , scarsi controlli e montagne di debiti.

NORMATIVA “AD PERSONAM”: con l’abolizione del “Lodo Petrucci” che dava la possibilita’ alle citta’ con squadra cancellate dal calcio di ripresentarsi la stagione successiva con una nuova compagine ripartendo da due serie inferiori (norma abrogata in quanto non vi erano garanzie economiche sulle nuove societa’ nate sulle ceneri delle squadre fallite) , si fa ora riferimento all’articolo federale n°52 del NOIF che stabilisce di poter reiscrivere le squadre fallite a condizioni che vengano saldate dai nuovi acquirenti tutti i debiti sportivi pregressi. Tradotto: il Parma puo’ ripartire dalla B o dalla Lega Pro a condizione che paghi i 75 milioni di euro altrimenti deve iscriversi ai dilettanti ripartendo da zero debiti senza “asset”. Tuttavia gia’si lavora ad una possibile deroga perche’ i cugini ripartano dalla C con una societa’ nuova senza pero’ pagare alcun debito.

ECCESSIVA TUTELA E SCARSI CONTROLLI: Certo non saranno felici  le societa’ che nel corso degli anni hanno pienamente pagato per il loro dissesto economico: non solo il Piacenza ma anche Napoli, Fiorentina (poi ripescata), Torino,Salernitana, Perugia, Rimini, Taranto, Siena per non citare il caso emblema dei Rangers di Glasgow ripartiti anch’essi dalle serie inferiori. Non si comprende dunque perche’ il Parma, che gia’ ha beneficiato di scarsi o nulli controlli (alcune pendenze con il fisco risalgono addirittura al 2012) e dispone di un prestito ponte economicamente ingiustificabile della Lega; debba ora avere il diritto di poter ripartire da una serie superiore a quella disposta dalla legge.

Si fa tanto riferimento al rispetto ed alla tutela dei tifosi, ma forse si dovrebbe pensare a quegli appassionati che negli anni hanno visto sparire le proprie squadra e che oggi assistono ad un tentativo di salvataggio che non trova ne’ meriti, ne’ giustificazioni.

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