Ci sono quegli argomenti che ogni tanto sembrano dimenticati ma che periodicamente tornano in auge scatenando infinite discussioni da bar senza costrutto: la riforma della costituzione, il federalismo fiscale, la riduzione dei costi della politica, il terzo ponte sul Po, la fusione tra Piacenza e Pro Piacenza Ci ha pensato ancora una volta il consigliere dei rossoneri Alberto Burzoni a risollevare una questione che a Piacenza tiene banco ormai da alcuni anni. Da tutte le parti si parte da una considerazione comune:fare squadra per garantire un futuro sostenibile per il calcio all’ombra del Garilli; ma le convergenze terminano qui. Una citta’ travolta in pieno dalla crisi economica, che quotidianamente perde centinaia di posti di lavoro,che vede chiudere aziende storiche ed alberghi di lusso, con un centro ormai divenuto un deserto di vetrine abbandonate e di cartelli affittasi e vendesi: sembra incredibile che riesca a proporre nei massimi campionati sportivi tre squadre di volley, due di rugby, una di basket. Il tutto oltre a generare una duplicazione di costi insostenibile a livello gestionale ed amministrativo e, nel mantenimento dei vari impianti, tende frazionare in maniera diseconomica sponosor e pubblico. In questo contesto viene difficile pensare come le due maggiori realta’ calcistiche possano trovare un qualche genere di accordo partendo da posizione cosi antitetiche Da una parte i Fratelli Gatti e il loro Piacenza calcio che si portano dietro oltre al nome ed alla tradizione del marchio biancorosso anche la stragrande maggioranza dei tifosi biancorossi molti dei quali hanno mal digerito il tentativo di saccheggio del morente Piace da parte di alcuni dirigenti del Pro nell’anno del fallimento. Dai dirigenti della Lupa la piu’ volte manifestata volonta’ di aprire le loro porte a nuovi soci ma, questo e’ il punto critico, con quote di minoranza. Tradotto:chi vuole entrare nel Piacenza puo’ farlo come e quando vuole ma a comandare rimaniamo noi. Viene anche naturale chiedersi anche, nel caso che un ipotetico imprenditore possa accettare siffatte condizioni, possa anche assecondare una condotta societaria ed uno stile di gestione sempre al limite della crisi di nervi e del ribaltone ai primi segnali negativi. Dall’altra parte abbiamo il Pro Piacenza, squadra piccola di quartiere cresciuta a dismisura nei risultati degli ultmi anni,ma che solo ora si sta strutturando sia a livello di capitali che a livello di organizzazione per cercare una stabilita’ nei professionisti, per Scorsetti e Giglio la bilancia nei confronti dei cugini biancorossi pesa nettamente a loro vantaggio per i risultati sportivi, molto meno per il seguito di pubblico , impianti e struttura societaria. Per i rossoneri e’ vitale trovare capitali per l’eventuale prossima stagione in Lega Pro ma,anche per loro, si parla solo di innesti nell’attuale societa’ e non di fusione col Piacenza.Molto dipendera’ anche dalla serie di appartenenza per la prossima stagione:se entrambe fossero il serie D allora la necessita’ di unire le forze forse verrebbe meno ma, se almeno una delle due dovesse essere tra i professionisti (non e’ nemmeno da escludere la clamorosa ipotesi di avere due compagini in Lega Pro in caso di salvezza del ProPiacenza e di eventuale remoto ripescaggio del Piacenza Calcio) allora si continuerebbe a parla di creare un’unica realta’ calcistica forte. La soluzione si potrebbe trovarea affidandosi ad una terza persona “super partes”in grado di tutelare gli interessi di ambo le parti in un nuova ipotetica societa’in cui vengano apportati giocatori e capitali delle societa’ esistenti. Ci vorrebbe pero’ un atto di umilta’ e di amore da parte di tutti i soggetti interessati. Vedremo se per una volta Piacenza riuscira’ veramente a fare squadra. Forse i tifosi lo meritano.




