Incremento delle piste ciclabili, incentivi al bike sharing, diffusione delle ciclofficine, clientela sempre più interessata nei negozi dedicati: la crisi sta favorendo la riscoperta della mobilità green? Piacenza è ai primi posti in Italia tra le città che si muovono in bicicletta mentre è 13esima per indice di ciclabilità (metri equivalenti a piste ciclabili) con 0,61 (metri eq/100 abitanti) secondo l’ultima pagella verde di Legambiente sull’ecosistema urbano. Ma l’estensione chilometrica delle piste ciclabili, di per sé, non rappresenta un parametro indicativo e può essere addirittura fuorviante. Parlare solo di lunghezza senza prendere in considerazione altre variabili, in molti casi, è riduttivo. “E’ così – conferma Pietro Aglianò, vice presidente dell’associazione Fiab Amo la bici – criticità ci sono sempre, molte piste ciclabili non sono messe in sicurezza, quindi diventano luoghi di parcheggio selvaggio: ad esempio le parigine, nel tratto di Corso compreso tra il pubblico passeggio e il Dolmen di Xerra, rappresentano una battaglia che abbiamo portato avanti noi: l’anarchia di auto e di parcheggio selvaggio che c’era prima creava situazioni di grande pericolo”.
Il Comune di Piacenza ha appena pubblicato un bando di gara per lavori a una ciclabile nuova in viale Malta, separata dalla sede stradale, e per il ridisegno di quelle di stradone Farnese, per una maggiore densità di parigine in corso Vittorio Emanuele e infine per una migliore tracciatura di quelle di viale Palmerio e viale Beverora. Siete soddisfatti? “Siamo in costante contatto con l’assessore Cisini, con lui ci confrontiamo e la disponibilità che ci dimostra è innegabile. Il progetto delle nuove piste ciclabili ricorre a fondi regionali che subordinano l’erogazione del finanziamento al rispetto delle norme di legge: si tratta di precisi parametri da rispettare e in questo caso una semplice striscia di vernice sull’asfalto non basta. Speriamo che le piste ciclabili siano all’altezza delle esigenze, della situazione e della normativa”.
Ok le piste ciclabili. E poi?
“Noi dell’associazione Amo la Bici vorremmo che la città fosse molto più filo bicicletta, con piste adeguate ma anche assai più fruibile dai pedoni. Le piste dedicate alla bicicletta sono solo una delle forme di avvicinamento alla pedonalità e alla mobilità sostenibile. Ad esempio, va bene che piazza Cavalli ritorni ai cittadini ma un episodio come quello della colonnina abbattuta da una macchina (un ventenne un po’ su di giri, ndr) non è tollerabile: c’è modo e modo di vivere la piazza. Abbiamo aperto – prosegue Aglianò – un tavolo per la promozione della ciclabilità con nostre precise proposte: il problema dei parcheggi per le due ruote a pedali, ad esempio. L’unico esistente, quello – a pagamento – in stazione, ci lascia un po’ perplessi. Servirebbero parcheggi custoditi in zona centrale, anche per un fatto di pubblico decoro. Secondo un nostro sondaggio- di Fiab – condotto su scala nazionale, il secondo motivo di chi si dimostra riluttante ad usare la bici in città è la paura di subire un furto (il primo motivo risiede nel timore di essere investiti). Anche la predisposizione di rastrelliere adeguate costituisce una significativa disincentivazione ai furti e una conseguente riduzione dei timori ad essi collegati. Ancora: insistiamo sul miglioramento del servizio di bike sharing, oggi sottoutilizzato perché costoso e complicato da usare, con la creazione di parcheggi scambiatori alla periferia della città per chi arriva da fuori e lascia la macchina per inforcare una comoda bici”.
L’amministrazione, allora, potrebbe fare di più?
“Ci piacerebbe che alle parole dell’amministrazione seguissero i fatti, ci piacerebbe che il vento nuovo che soffia in Europa, al riguardo di una mobilità sostenibile, coinvolgesse realmente anche la nostra città, anche con la realizzazione di piste degne del nome e non tali solo sulla carta”.




