
Italo Calvino le chiamava Città Invisibili e a loro ha dedicato uno dei suoi libri più famosi. Quelle città non riconoscibili, ma immagini di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascoste nelle città infelici. E Piacenza quanto è invisibile, quanto le sue periferie, che possono essere declinate a livello urbano ma anche esistenziale, condizionano la vita dei cittadini? Lo abbiamo chiesto a Paolo Rizzi (nella foto al centro) responsabile del Laboratorio di Economia Locale dell’Università Cattolica. La città invisibile è il tema del corso di formazione Cives.
Non è necessariamente un’accezione negativa l’invisibilità, anzi; dalla periferia si vede meglio il centro, diceva qualcuno come Papa Francesco, l’importante è che le progettualità siano coordinate. “Non si tratta semplicemente della lettura della povertà, al contrario le periferie nascondono potenzialità – spiega il professor Rizzi – Calvino, nel suo libro, cita la città Ottavia, costruita su un precipizio sotto la quale vi è una rete che simboleggia la fragilità e la precarietà, ma anche la flessibilità e la resilienza. E’ proprio qui che sta la parte positiva; se c’è la rete tra le persone – spiega Rizzi – si possono creare legami e contatti”. Certo, ma se le maglie della rete sono troppo larghe non c’è il rischio di cadere? “Come nella rete dei pescatori – risponde – ci vogliono i nodi, ovvero i punti fermi, qualcosa su cui ognuno di noi si appoggia, progetti collettivi nei quali crediamo”.
Piacenza cambierà volto quando progetti e speranze viaggeranno sullo stesso binario, in sostanza faranno parte dello stesso mondo. “Lo sforzo è proprio quello di tenere insieme i diversi mondi, ed è quello che cercheremo di spiegare nell’edizione di quest’anno di Cives.
La cultura ad esempio – continua – non può essere riservata solo agli artisti, deve essere parte integrante dell’economia, così come nel sociale. Nella terza parte di Cives avremo interventi che riguardano progetti e speranze per Piacenza. Si parlerà di come vincere le dipendenze e le nuove povertà con Flavio Bonfà del Sert e Dina Rigolli della Caritas. Realtà come la droga o la povertà – spiega Rizzi – devono diventare temi collettivi, non piaghe da rilegare in stretti ambiti. Così come la cultura, l’architetto Franz Bergonzi e il designer delle luci Davide Groppi interverranno su come progettare la cultura e l’arte a Piacenza. Perchè la nostra città cambi volto, occorre che queste tematiche siano collettive non appannaggio solo degli esperti. In questo modo si avranno ricadute positive sul territorio”.
In questo contesto è facile supporre che le amministrazioni hanno un ruolo fondamentale: “e’ così – risponde il docente della Cattolica – Piacenza ha un ottimo welfare, ma le amministrazioni devono essere sempre più aperte. Al termine di corso Cives, la parola passa ai giovani per dare spazio a nuove idee e nuove proposte che, si spera, le amministrazioni prendano in considerazione”. Da lì, infatti, potrebbero nascere ed essere individuate alcune risposte alle emergenze di Piacenza, presenti e tangibili seppur non a livello di gravità di realtà come Milano e Roma (anche grazie al lavoro della efficace rete di associazioni che opera nel sociale sul nostro territorio). Il degrado e le difficoltà di integrazione ancora presenti nel quartiere Roma, il deficit di cultura urbanistica che ha portato una crescita della città a pezzi con i quartieri periferici decontestualizzati e le attività disperse, le difficoltà che incontra il social housing a far incontrare domanda e offerta… partiamo almeno da questi.
Il servizio disponibile su www.zerocinque23.com




