Bisotti: “Ex Enel, polemiche strumentali”

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bisottidi Silvio Bisotti, assessore alla pianificazione e alla rigenerazione urbana – In una lettera pubblicata il 30 ottobre scorso, il signor Pietro Chiappelloni pone una serie di questioni legate all’area del palazzo ex enel e al nuovo edificio che vi sorgerà.
Credo che un chiarimento sia doveroso, soprattutto a fronte di critiche che non trovano certo fondamento, come si evince dalla superficialità degli accenni al tema e dal tono strumentalmente polemico, nella lettura degli atti o nella conoscenza delle normative vigenti.
E’ palese, ai limiti dell’ovvietà, che un costruttore non possa liberamente coprire di cemento un sito archeologico, ma sia obbligato a seguire le prescrizioni della competente Soprintendenza.
Lo status quo di viale Risorgimento risale all’epoca dell’edificazione del palazzo Ex enel: la Soprintendenza per i Beni archeologici raccolse tutti gli elementi conoscitivi sui resti rinvenuti, fece tutte le valutazioni di competenza (il che vuol dire anche, ma non solo, l’opportunità della fruibilità, della valorizzazione e della musealizzazione) e prescrisse la realizzazione del guscio conservativo che si trova ancor oggi in sito.
La legge, che invito il signor Chiappelloni ad approfondire e che l’Amministrazione comunale intende continuare a rispettare, sancisce che non è possibile imporre al proprietario di un immobile di modificare situazioni già oggetto di valutazione, con gli obblighi che ne conseguono, da parte della Soprintendenza, che nel suo più recente parere ha peraltro confermato quanto stabilito allora.
I requisiti in base ai quali era stata concessa la variante, che consentiva di modificare la destinazione d’uso del palazzo, nulla hanno a che vedere con la valorizzazione dei reperti archeologici, né con il permanere di un’utilità pubblica. Qualora, a suo tempo, si fosse voluto far valere questo aspetto, esprimendosi contro le richieste della proprietà, sarebbe stato necessario inserire tale criterio negli atti programmatici di un ente pubblico, cosa che non è avvenuta.
La Provincia di Piacenza, ad esempio, competente per la gestione delle scuole superiori del territorio, non ha manifestato alcun interesse per questo intervento, neppure nella fase obbligatoria di espressione del parere di competenza.
Per quanto concerne l’Amministrazione comunale, ricordo che è stato seguito tutto l’iter procedurale del Piano di recupero in variante e che il Comune è sempre tenuto a motivare le proprie scelte, indipendentemente dall’esito positivo o negativo delle stesse.
Le motivazioni favorevoli riguardano il rispetto dei parametri urbanistici, ovvero volumi e altezze, ed è su questi stessi aspetti, oltre alla contrarietà ad atti programmatici dell’Ente, che avrebbe dovuto basarsi un eventuale parere negativo. Ricordo ancora una volta che stiamo parlando non di un edificio pubblico, ma di un palazzo che era a servizio di un’azienda (enel) e che proprio per questa ragione, nella destinazione d’uso già prevista prima della variante, non si faceva alcun riferimento a spazi scolastici bensì a sedi amministrative. La stessa classificazione urbanistica dell’immobile, per intenderci, non rientrava neppure tra le categorie che contribuiscono a calcolare gli standard di beni e servizi in rapporto al numero di abitanti.
Nella prima versione, il progetto prevedeva la realizzazione di un secondo piano interrato destinato a garage, da cedere al Comune. L’assemblea consiliare, nel dibattito sull’adozione del Piano di recupero, ha ritenuto invece di chiedere che venisse adibito uno spazio a palestra per le scuole vicine. In sede di approvazione, pertanto, il progetto prevedeva la cessione di due locali: uno destinato a palestra con i rispettivi spogliatoi e uno polifunzionale (che non è sinonimo di uffici pubblici). Il secondo piano interrato restava così nella disponibilità della proprietà e risultava eccedente rispetto allo standard dei parcheggi fissato dalle norme in vigore.
A costo di tediare chi, a differenza del signor Chiappelloni, ben ricorda la genesi e l’evoluzione di questo progetto, ribadisco che la trasformazione dell’ex edificio enel in uffici, abitazioni e negozi non è stata consentita in cambio di parcheggi, né di più palestre e aule scolastiche: il Consiglio comunale ha deliberato a favore del progetto in quanto conforme alla normativa e assentibile a prescindere dalle cessioni aggiuntive da esso previste (ovvero la palestra e il locale polifunzionale).
La Giunta ha approvato nuovamente il progetto perché è stata proposta dalla proprietà la modifica della dislocazione di questi locali e l’aumento della superficie destinata agli stessi, mentre le altre modifiche non rientrano tra le varianti essenziali e non richiedono, pertanto, che si adotti uno specifico atto.
La questione del miglioramento estetico, che sempre ha grande valore nel recupero urbano e maggiormente nei centri storici, a quanto mi risulta comunque non è merce di scambio da pesare un tanto al metro. Ogni intervento viene adeguatamente valutato affinché sia conforme e coerente con il contesto in cui si inserisce, senza dimenticare che il progetto è stato sottoposto non solo alla Commissione per la Qualità architettonica e paesaggistica, ma anche, per quanto non fosse un passaggio dovuto, alla Soprintendenza per i Beni architettonici e il Paesaggio.
L’opinione del signor Chiappelloni, così come della signora Bruna Milani, sulle modalità per conseguire un miglioramento estetico, sono del tutto personali, a maggior ragione quando sostengono che sarebbe preferibile un “vuoto urbano”, senza porsi il problema dell’eventuale antistoricità di una simile operazione.
Io, come amministratore e come cittadino, considero ancora le normative vigenti, nonché i diritti dei soggetti pubblici e privati e i pareri degli enti ed organismi competenti, più vincolanti rispetto ai giudizi, sempre legittimi, ci mancherebbe, ma per l’appunto soggettivi, dei singoli.

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