Donne lavoratrici, sono sempre meno

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Al 2013 va la maglia nera del mercato dell’occupazione, soprattutto quella femminile, un triste primato anche nella florida provincia di Piacenza. A confermarlo sono i dati raccolti dall’Osservatorio provinciale sul mercato del lavoro. Un dato dato su tutti balza immediatamente all’occhio: 8300 nuovi disoccupati in un solo anno, un valore massimo mai raggiunto da cinque anni a questa parte. Ed è in particolare la componente di occupazione femminile a preoccupare di più che si posiziona nella parte bassa della classifica nazionale. Questo dovuto alla mancanza di turn over nella pubblica amministrazione, settore che da sempre vede una maggioranza di donne rispetto agli uomini. Ma non solo, anche la scuola e il commercio. Meglio invece per quanto riguarda la percentuale di occupazione maschile: 65,1 per cento, dato che colloca la provincia di Piacenza al quinto posto nella classifica nazionale.
In calo del 2% le assunzioni: 45446 nel 2013 meno 745 rispetto all’anno precedente. Il bilancio è negativo: il numero di cessazioni ha superato gli avviamenti. I settori più in crisi sono metalmeccanico -14%, manifatturiero -13%, costruzioni -7%. Nel terziario il calo maggiore si registra nei pubblici esercizi -21%, attività artistiche e sportive -9% e servizi alla persona -20%.
Meno assunzioni che tradotto significa anche progressivo peggioramento dei livelli di stabilizzazione occupazionale; se consideriamo le tipologie di contratto, i dati evidenziano un significativo ricorso al lavoro temporaneo. I contratti a tempo determinato rappresentano il 56% degli avviamenti nel 2013, mentre il lavoro in somministrazione pesa per il 14%. Calano drasticamente del 7 e 18/% i rapporti di lavoro a tempo indeterminato e apprendistato.
Capitolo cassa integrazione: 6 milioni di ore autorizzate nei settori metalmeccanico, costruzioni e commercio. 45 le procedure di crisi aziendali attivate nel 2013, un risultato mai raggiunto prima d’ora; 625 le iscrizioni nelle liste di mobilità, portando a 2203 i lavoratori iscritti alle liste al 31 dicembre 2013.
I dati Istat confermano che gli occupati sono calati di 1000 unità; la componente femminile è il fanalino di coda di questo lungo elenco il cui livello occupazionale scende da 52 a 51mila unità. Gli uomini occupati invece si mantengono stabili a quota 72mila. Nella fascia giovanile tra 15 e 24 anni gli occupati sono il 19,4 per cento, mentre in quella 25/34 il tasso di occupazione è al 73,8. Nella fasce successive la partecipazione è massima: tra 35/44 anni è al 79,3 per cento, nella successiva sale all’81%.
In termini tendenziali il livello di occupazione aumenta nella fascia d’età 55/64 mentre si riduce sotto i 45; questo dovuto al fatto che i requisiti per la pensione sono sempre più stringenti. Il calo delle opportunità di impiego per i giovani e la maggiore permanenza al lavoro delle persone adulte hanno determinato una ridistribuzione della forza lavoro a favore della popolazione più anziana.
Ne emerge un quadro preoccupante in cui il dato relativo alla disoccupazione testimonia una situazione fortemente in crisi. Guardando al futuro non si scorge un orizzonte troppo roseo, soprattutto per un’incertezza di fondo. Ora che il ddl Del Rio sull’abolizione delle province è diventato legge a chi verranno affidate le politiche per il lavoro fino ad ora demandate proprio agli enti provinciali? A domanda diretta il Presidente Trespidi, che farà da “traghettatore” sino alla fine del 2014, non sa rispondere, probabilmente tutto verrà trasferito nelle mani delle regioni o di agenzie specializzate in materia di lavoro. Ma non c’è nulla di certo.
Di certo c’è quanto l’amministrazione in questi cinque anni ha investito sul lavoro, 650mila euro divisi tra il fondo per i lavoratori a rischio espulsione over 50, donne sopra i 35 anni e uomini oltre i 45 anni (200mila euro); 250mila euro a disposizione della fascia tra 29 – 34 anni; 50mila euro per l’autoimprenditoria (start up); 150 mila euro per agrifidi.

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