Secondo alcuni “difetta di coraggio, non contiene un’idea precisa di città”. Per altri, invece, “guarda in faccia la realtà piacentina per quella che è”. Ma la sentenza, molto probabilmente, la scriveranno le generazioni future che, si spera, potranno raccoglierne i frutti.
E’ partito in sordina lunedì in Consiglio comunale il percorso di adozione del Psc, l’acronimo ormai noto di Piano strutturale comunale, ovvero lo strumento urbanistico che contiene gli indirizzi della Piacenza del futuro. Proprio per questo, un piano destinato a segnare un’epoca. Da diversi mesi a maneggiare con Psc e derivati (Rue, Poc e piano di zonizzazione acustica) c’è soprattutto l’assessore all’Urbanistica Silvio Bisotti che conta di chiudere la pratica adozione entro l’inizio di aprile e l’approvazione – che sarà successiva alle complesse fasi di osservazioni e controdeduzioni – “in un periodo variabile tra i nove mesi e l’anno”.
Ed è lo stesso Bisotti a fotografare il piano: “Un piano impegnativo, che mette a fuoco le vocazioni strategiche della città. Insomma, un piano che fa i conti con la realtà, quella che ha sempre visto Piacenza essere importante terra di snodo, ma anche città di chiese, conventi e caserme. Piacenza è questa, è la sua natura, non occorre per forza farla diventare un quartiere di Milano come qualcuno vorrebbe snaturandone l’identità”. Bisotti è pronto ad affrontare l’arena del Consiglio comunale consapevole che non sarà una passeggiata, ma anche che se opposizione dovrà essere, “essa sia non sia troppo formale, ma sostanziale”. Secondo il titolare dell’Urbanistica uno è il rischio principale, nell’approccio al dibattito, che bisognerebbe non correre: “Quello di tradire le nostre identità storiche per abbracciare sogni che non ci appartengono. Oggi le possibilità di sviluppo vanno prese con le molle. Nel piano ci saranno anche gli spazi per “progettare”, ma senza stravolgere l’esistente”.
I cardini principali del Psc (che è un documento di indirizzo) sono quelli ormai noti: stop al consumo di suolo, rigenerazione dell’esistente e recupero radicale del centro storico. Uno sviluppo sostenibile, insomma. Più tutta la partita delle aree demaniali e militari, di cui si parla ormai da anni senza che si sia mai sbloccato qualcosa di concreto. Eppure per Bisotti qualcosa si sta smuovendo. “Nonostante scetticismo imperante, anche comprensibile visto che se ne parla da decenni, la consapevolezza dell’amministrazione è di un atteggiamento meno rigido del passato (alcuni strumenti approvati di recente dal governo) da parte delle autorità demaniali e della Difesa. Scorgiamo segnali di potenzialità per arrivare a un tavolo concreto. Le priorità sono 3/4.
Pertite, grande spazio destinato al pubblico a cui vanno aggiunti dei servizi compatibili (palestra, ristorante e strutture legate al tempo libero); recupero di Baia San Sisto e della caserma Niccolai; rilascio alla città del Vallo e del castello Farnesiano con abbinato l’ospedale militare; Piano caricatore di piazzale Roma per risolvere la questione Borgofaxhall; una quota del parco della Partite, fuori dagli interessi di bonifica, per un’immediata fruizione”.
Dal canto suo l’opposizione minaccia battaglia. Pur dicendo di non avere pregiudizi, un consigliere comunale esperto come Tommaso Foti lo stronca. “Dobbiamo dire intanto che dopo 8 anni di lavoro non si è ancora deciso cosa fare delle aree militari. Il Psc serve a programmare la città dei prossimi 20 anni, a mio avviso doveva volare più in alto. Si possono dare anche indicazioni di recupero ambientale, ma al contempo anche nuovi spazi per lo sviluppo. Nel piano c’è molta conservazione dell’esistente, ma questo esistente non è il massimo. Serviva un colpo d’ala invece ci pare allo stato un’occasione persa”.




