Si è svolta domenica 27 settembre nella Cattedrale di Piacenza, la celebrazione eucaristica nella quale mons. Gianni Ambrosio ha salutato i fedeli.
Riportiamo integralmente il discorso di saluto al Vescovo Gianni.
Carissimo Vescovo Gianni,
è con emozione che prendo la parola a nome di tutta la comunità ecclesiale della Diocesi di Piacenza – Bobbio per porgerle di cuore un saluto che intende comunicarle il nostro affetto filiale e fraterno e il nostro sincero grazie per il ministero episcopale che ha svolto tra noi.

All’inizio del suo servizio ci ha ricordato, con chiarezza, la necessità di camminare costantemente dietro Cristo, richiamandoci l’importanza di vivere la nostra vita personale – e la vita delle nostre realtà ecclesiali – secondo lo stile del pellegrino. La ringraziamo perché lei stesso ha vissuto ‘in cammino’, spendendosi senza sosta nella visita alle parrocchie, accogliendo con piena disponibilità l’invito ad andare là dove le veniva chiesta la parola del Vescovo, incontrando tutti con affetto e disponibilità, accompagnando molti fedeli in quella forma peculiare di cura della propria vita interiore e di fede che è rappresentata dai pellegrinaggi.
Il Signore le ha chiesto di guidare la nostra Chiesa in un tempo, che come sempre, ha rivelato straordinarie opportunità e forti preoccupazioni.
La ringraziamo perché ci ha ricordato l’importanza di leggere le trasformazioni che stiamo vivendo senza farci prendere né dall’accettazione ingenua del nuovo, né dal rimpianto sterile di forme passate. Ci ha chiesto di prendere sul serio la progressiva marginalizzazione della fede cristiana, di non sottovalutare la progressiva dimenticanza che il nostro mondo occidentale sta attuando nei confronti della dimensione trascendente nel suo insieme. Ci ha chiesto, nei suoi interventi, di non accettare questo processo come un fatto inesorabile, quanto piuttosto come un invito, soprattutto per noi laici, a prendere sul serio la nostra fede, a animare cristianamente la cultura, l’economia, la vita politica. A questo proposito ha ricordato più volte l’importanza delle istituzioni cristianamente ispirate (penso, al riguardo, ad esempio, alla sua amata Università Cattolica del Sacro Cuore) e di un laicato maturo, che sappia operare sia nella forma dell’apostolato individuale che di quello associato.
La ringraziamo perché nell’esercitare il suo servizio episcopale ci ha invitato a lasciarci interpellare dal magistero prima di Papa Benedetto e poi di Papa Francesco, che, con linguaggi e stili diversi, hanno messo al centro la necessità di aprire la mente e il cuore all’incontro con Gesù e l’urgenza di una conversione spirituale e pastorale, che sono necessarie per sostenere la trasformazione delle forme organizzative delle nostre chiese.

Ugualmente ci ha richiamato l’importanza di tradurre l’impegno della Chiesa Italiana per un nuovo umanesimo centrato su Gesù, lavorando personalmente sia per la delineazione degli Orientamenti pastorali decennali sull’educazione, sia nella preparazione del Convegno ecclesiale di Firenze. Ci ha invitato a non chiuderci in una lettura localista della vita culturale ed ecclesiale, ma di interpretare la realtà aperti al contesto internazionale e alla sua multiformità.
I suoi anni di servizio pastorale sono stati segnati da due crisi sociali molto forti che hanno colpito profondamente il nostro paese e il nostro territorio. Si è mosso, e la ringraziamo di cuore per questo, in prima persona e ha chiesto a tutta la comunità di fare altrettanto. Di fronte alla crisi economica di inizio decennio ha chiesto alla sua Chiesa di istituire e alimentare un fondo di solidarietà, affinché non fossero dimenticati gli ultimi. Durante i mesi drammatici del lockdown, si è reso vicino attraverso i media. Ha pregato, ha pianto con tutti noi; ha consolato e ci ha invitato a sperare, a credere nella forza della Resurrezione, in una Pasqua fatta di silenzio e timore.
In un territorio caratterizzato dalla riservatezza, ha ricordato quanto sia importante valorizzare le proprie bellezze per arricchire culturalmente tutti. Si è speso così per far sì che il patrimonio culturale e artistico delle nostre chiese possa tornare a parlare a molti, possa diventare strada di evangelizzazione e di dialogo tra le culture.
Mentre ringraziamo con affetto lei, caro Vescovo Gianni, ringraziamo il Signore che guida i passi della sua Chiesa per averci donato la sua presenza, la sua cura pastorale, il suo ministero. Mentre siamo pronti ad accogliere con affetto il nostro nuovo pastore, il Vescovo Adriano, auguriamo a lei Vescovo Gianni, di continuare a vivere sulle orme di Cristo, realizzando ogni giorno, seppure con un ruolo diverso, la sua vocazione sacerdotale e il suo ministero episcopale. Noi continueremo a sentirla fratello e padre nella fede e ad accompagnarlo nella preghiera e nella amicizia.




