“Commissioneremo un’indagine sulla sicurezza a Piacenza”. Lo aveva promesso il sindaco Paolo Dosi durante l’ultimo ritiro di giunta a Calenzano di Bettola, settembre 2013. Quello che non aveva detto, però, non è certo una sfumatura: e cioè che un giornalista, selezionato attraverso bando pubblico, avrebbe dovuto dimostrare come spesso i colleghi delle testate locali si lascino prendere la mano ingigantendo la realtà dei misfatti con titoli roboanti, urlati, allarmistici. Il titolo del progetto, della durata di sette mesi per un compenso di 7.500 euro (in parte finanziato dalla Regione), parla da solo: “Io non ho paura”.
L’iniziativa di Palazzo Mercanti, scoperta nelle pieghe del sito internet del Comune dal consigliere di Fratelli d’Italia Tommaso Foti e qualche giorno dopo divulgata polemicamente in Consiglio comunale, ha provocato l’insurrezione di molto giornalisti locali, in special modo i “neristi”, ovvero coloro che quotidianamente “maneggiano” con furti, rapine, risse e aggressioni. I quali hanno letto in questa trovata del Comune un goffo tentativo di rieducare la stampa locale, quasi si fosse ai tempi del Minculpop o di Pol Pot. L’avviso pubblico è scaduto il 31 gennaio e ci sarebbero 5/6 domande di partecipazione. Ma non è escluso che qualcosa cambi in corsa visto che il sindaco Dosi, investito dalle polemiche e perfino dalla censura della Fnsi, si è affrettato ad ammettere che forse “è il caso di rimodularlo”. In realtà pare che lo stesso primo cittadino non fosse esattamente a conoscenza delle caratteristiche del progetto “Io non ho paura” partorite dagli uffici. Un autogol clamoroso del quale lo stesso Dosi, che aveva appena messa dietro le spalle la buriana del rimpasto, avrebbe volentieri fatto a meno.
Ecco i tratti del progetto che lasciano a desiderare: “…. Breve attività di ricerca sulla terminologia utilizzata dai media locali per illustrare e descrivere episodi che riguardano la sicurezza urbana: alimentato soprattutto dai media, il discorso pubblico sulla paura condiziona i comportamenti e distorce le percezioni. L’uso costante di titoli ad effetto, di immagini appiattite su stereotipi e pregiudizi, di scelte stilistiche che sembrano calcolate per provocare un disgusto “oggettivo” nei lettori, dipingono un fatto come problema, piaga o minaccia dell’ordine sociale”. E ancora: “… favorire una corretta informazione a livello locale, che eviti di stimolare sentimenti incontrollati di paura tali da sfociare in comportamenti intolleranti o discriminatori. Il percorso di confronto consentirà ai partecipanti di acquisire capacità informative sui temi della sicurezza urbana e di costituire un network fra mondo dell’informazione locale ed operatori della sicurezza, utile a veicolare dati e notizie corretti”. Più tentativo di rieducare così…
I giorni successivi in rete si sono sprecati i commenti, soprattutto dei giornalisti che l’hanno presa ora con irritazione, ora con sarcasmo, ma pur sempre mettendo alla sbarra il bando. C’è stato anche quel collega che ha pubblicato su un sito la “cronaca della rissa perfetta”, una sorta di parodia della maxizuffa di Capodanno avvenuta in via Pozzo, dove bande di albanesi e sudamericani si affrontavano con le armi, non coltelli o spranghe, ma dell’eloquio e del ragionamento; e finendo il diverbio, non con sangue e feriti, bensì a tarallucci e vino. E’ forse bene riderci su e non far passare quella dei giornalisti come la casta degli intoccabili e infallibili, come talvolta potrebbe apparire.
In realtà appare davvero goffa la volontà del Comune. Perché su tutti i temi su cui dibattere, quello del sentimento di insicurezza sempre più diffuso nella nostra Piacenza appare davvero il meno controvertibile. Che la stampa talvolta esageri può starci. Meno che sia determinante nell’infondere paura nei lettori. Rispetto a cinque anni fa Piacenza è una città più insicura, al pari di tutte le altre città italiane. Non lo dicono i giornalisti, ma i numeri dei bilanci delle forze dell’ordine, in continuo aumento. C’è di più. La realtà sarebbe ancora peggiore se solo i giornalisti avessero un accesso un po’ più semplice a tante notizie di nera che da ormai tanto tempo non vengono nemmeno più divulgate. L’amministrazione Dosi ha sempre promesso impegno sul fronte sicurezza. Ma non è con il bando “Io non ho paura” che si aiutano i piacentini.





Io credo però che su questo tema sarebbe saggio da parte dei media locali tacere a causa del conflitto di interesse. Sono altri quelli che devono parlare: l’Ordine, i sindacati, i cittadini.