
Dal giorno della sua fondazione – l’8 febbraio 1994 – ad oggi, il Centro antiviolenza di Piacenza “Associazione La Città delle Donne Odv” ha percorso tanta strada. In oltre trent’anni di attività, abbiamo assistito ad un cambiamento culturale importante e le donne hanno iniziato a denunciare ciò che accadeva loro, specialmente all’interno delle mura domestiche. Ciò che non è cambiato – invece – sono gli stereotipi di genere che purtroppo accompagnano la donna fin dalla nascita, e che non mutano nonostante l’evolversi della società. A peggiorare – secondo quanto emerge dai dati sulle violenze subite dalle donne – è il numero delle richieste di aiuto ricevute dai Centri antiviolenza. In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagna ha evidenziato un aumento del 15% di richieste dal 2023 a oggi: dalle 4.007 donne accolte nel 2023 si è passati a 4.958 accessi nel 2025, 223 in più rispetto allo scorso anno. Anche a Piacenza la situazione è critica: “Nel solo mese di ottobre – afferma la presidente del Centro antiviolenza, Donatella Scardi – abbiamo ricevuto 33 richieste di aiuto. Più di una al giorno”. Si tratta di numeri pesanti che non accennano a migliorare: “Circa il 66,6% dei contatti ricevuti dal Coordinamento dei Centri antiviolenza dell’Emilia Romagna – aggiunge l’avvocata Scardi – riguarda donne che hanno chiesto aiuto per la prima volta, per un totale di 3.078 richieste nel solo anno 2025”. Oggi – così come trent’anni fa -, il 90% delle violenze si consuma all’interno delle mura domestiche: “La violenza non è solo fisica ma ha tante facce”, evidenzia la presidente Scardi, che aggiunge: “La violenza psicologica è la più devastante perché continua nel tempo. Abbiamo incontrato donne che hanno subito violenza psicologica per venti (o trent’anni) e hanno totalmente cambiato il loro modo di pensare e di agire. Si tratta di donne che sono state sminuite, isolate e ricattate economicamente e che sono tra le più difficili da intercettare”. Secondo il report dei Centri antiviolenza le donne che hanno subito violenza psicologica rappresentano il 91,4% delle richieste di aiuto e si evidenzia una crescita del 5% di coloro che hanno subito violenza economica. “Non chiamiamole vittime” – avverte l’avvocato Scardi: “Le donne che decidono di uscire da una situazione di violenza (fisica, psicologica, economica) non sono vittime ma sono persone sopravvissute alla violenza. Si tratta di donne che hanno mostrato un coraggio incredibile nell’abbandonare un uomo che nella maggior parte dei casi è ben inserito in società ed è “al di sopra di ogni sospetto”. Serve un’inversione di rotta: “E’ necessario un cambiamento culturale che può partire solo dall’educazione”, aggiunge Scardi che – a tale proposito – ricorda i progetti di sensibilizzazione sul territorio, a partire dagli incontri organizzati dal Centro antiviolenza, grazie al progetto Reminder, sostenuto dalla Regione Emilia Romagna. “Dopo i partecipatissimi appuntamenti di settembre a Palazzo Ghizzoni Nasalli con gli eventi “Il maschilismo orecchiabile” – analisi della rappresentazione della donna nella musica leggera italiana – e con la proiezione del film “Leggere Lolita a Teheran”, abbiamo promosso insieme al Gruppo teatrale Quarta Parete lo spettacolo “Echi dall’oblio”, con le voci di donne che hanno osato essere coraggiose e indipendenti”. Si prosegue il prossimo anno, al San Matteo il 13 marzo con lo spettacolo “Come un fiore raro” dedicato a Mia Martini, in collaborazione con Quarta Parete. Alla biblioteca Passerini Landi sono in programma due appuntamenti da non perdere: il 6 febbraio si terrà l’iniziativa “Controcanone letterario. La letteratura delle donne dalle origini a oggi”, mentre il 26 marzo si terrà l’appuntamento “La rappresentazione del corpo femminile nell’arte”.




