Emergenza sicurezza e giovani: l’allarme di don Federico Tagliaferri, parroco di San Giuseppe Operaio

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Don Federico Tagliaferri, parroco di San Giuseppe Operaio e vicario episcopale per la città di Piacenza, interviene con preoccupazione sulle recenti risse e aggressioni, che hanno scosso la città. Gli episodi – da via IV Novembre a via Ottolenghi e via Boselli – hanno coinvolto gruppi di giovani che si spostano da un quartiere all’altro in cerca di luoghi appartati, spesso approdando anche negli spazi parrocchiali. «Abbiamo dovuto chiudere i cancelli di notte, noi che per definizione dovremmo accogliere», spiega don Tagliaferri, sottolineando come la parrocchia sia stata costretta a difendersi per tutelare la sicurezza del quartiere della Galleana.

Due anni fa, i primi segnali: le forze dell’ordine avevano intensificato i controlli davanti alla chiesa di Nostra Signora di Lourdes, spingendo i gruppi di giovani a spostarsi nella vicina San Giuseppe Operaio. Da quel momento, anche la parrocchia di via Sbolli ha iniziato a registrare presenze problematiche: schiamazzi, comportamenti aggressivi e la sensazione di un crescente disordine. Alcuni ragazzi, racconta il parroco, mostrano atteggiamenti accesi, ma non sono stati visti con coltelli, contrariamente a quanto si è ipotizzato in seguito ai fatti di via Ottolenghi. Tuttavia, resta alta la tensione e cresce la preoccupazione tra i residenti. I cancelli vengono scavalcati nonostante la chiusura serale, e i cittadini si organizzano con gruppi di vicinato e segnalazioni via telefono.

Il sacerdote sostiene che l’aggressione di via Ottolenghi sia una reazione a quanto accaduto in via IV Novembre e chiede che venga riconosciuta un’emergenza educativa e sociale, con interventi tempestivi: «Non possiamo aspettare che accada qualcosa di grave», afferma. Eppure, pur condividendo la diagnosi, lamenta l’assenza di azioni concrete da parte delle istituzioni. Per questo rilancia la proposta di un tavolo urgente in prefettura – già avanzata dalla comunità islamica e da alcuni rappresentanti politici – con il coinvolgimento del vescovo, delle forze dell’ordine e soprattutto delle agenzie educative del territorio.

Il problema, secondo don Tagliaferri, è legato anche alle condizioni familiari: molti dei giovani coinvolti sono in età scolastica o addirittura pre-adolescenti, lasciati soli da genitori spesso assorbiti dal lavoro. «Serve dialogo tra le agenzie educative – scuole, oratori, servizi sociali – e la città deve decidere di intervenire, con intelligenza e collaborazione». Non bastano gli interventi repressivi: è necessario capire chi sono questi ragazzi, da dove provengono, quali sono le loro famiglie e attivare percorsi di confronto.

Infine, don Tagliaferri lancia una proposta concreta: la presenza di figure educative o vigilanti nelle ore notturne nei punti più critici della città. «Piacenza è una città accogliente – conclude –, ma se vogliamo davvero continuare ad accogliere dobbiamo dotarci degli strumenti giusti. Altrimenti non reggiamo più». Una visione che mette in luce il nodo centrale del problema: l’integrazione non è solo questione di apertura, ma di corresponsabilità, di strumenti condivisi e di una comunità che sappia prendersi cura dei più fragili prima che sia troppo tardi.

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