Memoriale della Resistenza archivio enorme e pubblico

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Gad Lerner e Laura Gnocchi

Il Memoriale della Resistenza italiana è un archivio pubblico nato da un
progetto avviato nel 2019 dalla giornalista Laura Gnocchi e dal
giornalista Gad Lerner in collaborazione con l’Associazione nazionale
partigiani d’Italia (ANPI).
Da allora, oltre che trovare e rivedere materiali di archivio, Gnocchi e
Lerner hanno intervistato oltre cinquecento persone anziane che furono
coinvolte in vari modi nella Resistenza, nel periodo che va dall’armistizio
dell’Italia con gli Alleati l’8 settembre del 1943 fino al 25 aprile del 1945,
giorno della Liberazione del paese.
Il progetto, frutto di un lavoro interamente volontario, nasce da una
esigenza precisa: raccogliere i racconti delle persone che hanno
partecipato alla Resistenza prima che muoiano.
Molte persone che presero parte alle lotte contro i nazifascisti sono
morte di vecchiaia, altre durante la pandemia, e le poche ancora vive
sono quasi centenarie o in certi casi ultracentenarie. Avendo all’epoca
quasi tutte tra 14 e 18 anni, nessuna di loro era un comandante: erano
perlopiù vedette e staffette, cioè persone che portavano alle bande
carichi di cibo, armi e messaggi dalla città. Da un lato la loro posizione
inferiore nelle gerarchie rende le testimonianze più varie e per molti
versi più interessanti, rispetto alle informazioni tratte da documenti
ufficiali; dall’altro ha reso anche più difficile rintracciare quelle persone,
perché spesso il loro coinvolgimento era finito in secondo piano.
Il lavoro è stato poi ampliato recuperando anche materiali di archivio –
video conservati in cassette o in altri formati di scarsa qualità – messi a
disposizione dall’ANPI e da altri istituti storici. È stato un lavoro
complicato dal fatto che diversi materiali recuperati e ancora inediti
provenivano da archivi privati estremamente vasti, non sempre
catalogati come memorie della Resistenza, e questo ha reso necessaria
una ricerca paziente e approfondita.

La raccolta di nuove testimonianze si è avvalsa soprattutto di vie
informali come il passaparola. Gnocchi e Lerner hanno raccontato che
ogni volta che riuscivano, in questo modo, a raggiungere persone la cui
testimonianza non era ancora stata raccolta, hanno sempre e solo
trovato gente contenta di raccontare la propria storia. Alcune persone
non ne avevano mai parlato con dei giornalisti, altre non ne parlavano in
generale con nessuno da molto tempo. A volte non hanno nemmeno
capito bene a chi interessasse e a cosa servisse il racconto di fatti della
loro adolescenza. Il passaparola ha permesso anche di raggiungere
persone a lungo tempo escluse del racconto della Resistenza, cioè
soprattutto le partigiane e le staffette. È emerso così in tutta la sua
interezza il pregiudizio di cui era oggetto: tanti pensavano, senza avere il
coraggio di dirlo, che fossero le puttane dei partigiani ferendole
crudelmente. Anche per questo motivo molte donne, dopo la
Liberazione, preferirono non dire di essere state partigiane.

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