Elisa Tatano:”Difendere il valore delle piccole aziende rendendole più competitive e resistenti”

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Elisa Tatano è stata eletta presidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Piacenza. Da qualche mese è attiva ed esprime il suo impegno con grande convinzione e fiducia nella squadra che compone il Comitato.

Le prime dichiarazioni ne danno il senso: «Il Comitato della Piccola Industria è formato da un gruppo di imprenditori eterogeneo e completo. Ciascuno di loro porterà la propria visione ed esperienza nel gruppo di lavoro. Sono convinta che questa squadra potrà dare una spinta propulsiva e propositiva non solo alle piccole imprese che rappresentiamo ma a tutta l’associazione, affiancando l’azione del presidente Nicola Parenti»

Classe 1986, è general manager della sede piacentina di “Tatano energie rinnovabili”, azienda dalle radici siciliane (nasce a Cammarata, Agrigento) che progetta e realizza caldaie a biomassa ad alta efficienza dal 1975. Piacenza rappresenta per l’azienda il centro nevralgico e la porta del Gruppo per il Nord Italia e l’Europa.

Laureata in ingegneria gestionale, l’imprenditrice sin dalla giovane età lavora nell’azienda di famiglia, diventando nel 2013 responsabile commerciale del Gruppo. A fine 2014 il trasferimento a Piacenza, dove assume il ruolo di direttore generale della filiale. Elisa Tatano è stata inoltre rappresentante dell’industria piacentina nel Comitato per la promozione dell’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Piacenza.

Trascorsi esperienziali di tutto rispetto che mi hanno incuriosito quando ho avuto notizia della sua elezione a presidente del Comitato Piccola Industria. La prima curiosità è stata quella di conoscere le motivazioni che hanno spinto lei e la sua famiglia a “sbarcare” a Piacenza, cosicché ho chiesto di intervistarla. L’accoglienza in Confindustria è stata degna della migliore tradizione siciliana: sul tavolo una confezione di biscotti alle mandorle a cui ho resistito, salvo poi assaggiarne alla fine, deliziosi.

Qual è stata la ragione che vi ha portato qua? Che vi ha fatto preferire Piacenza ad altri luoghi?

E’ stata la prima domanda alla quale è seguita una narrazione che in una certa misura mi ha imbarazzato perché incredibilmente elogiativa di Piacenza, della sua tradizione culturale, della bellezza del territorio, della cultura industriale che ha sviluppato un territorio dove fare impresa è molto più stimolante che in altri distretti a noi limitrofi. Argomento quest’ultimo che mi ha fatto tornare in mente l’impegno in questa direzione del past-presidente di Confindustria Francesco Rolleri. Chissà… Forse sarebbe opportuno rivedere il grado della nostra autostima. Ma entriamo in argomento Piccola Industria.

Ha ancora senso identificare la piccola industria come quella che occupa al massimo 50 dipendenti? Considerando il crescente sviluppo tecnologico e il sempre maggiore utilizzo della intelligenza artificiale nei processi produttivi forse, solo l’indicatore della forza lavoro occupata sia riduttivo.

“A Confindustria Piacenza sono associate circa 450 imprese e di queste circa 300 sono considerate piccole o medie imprese. Non penso che il parametro sia così sbagliato perché, nell’era in cui la persona è al centro e la risorsa umana è il valore di una azienda, penso sia ancora un parametro valido anche se poi ci sono delle start-up innovative che fanno cose grandiose. Il Comitato Piccola Industria è un nodo nevralgico di Confindustria. Il ruolo di presidente di una commissione formata da imprenditori incredibili: variegata, eterogenea, con presenze straordinarie in tantissimi settori diventa ancora più importante perché è quello di declinare le linee di mandato per una grandissima parte degli associati e quindi

riferirne le esigenze, le problematiche le difficoltà le proposte di nuove progettualità al Consiglio di Presidenza”.

Quali sono le criticità che le vengono segnalate con maggior frequenza dagli aderenti al Comitato Piccola Industria?

“A Piacenza rientra nella casistica nazionale: tutte le imprese si muovono in un mercato difficile che impone numerose sfide: quella dell’innovazione, dell’evoluzione digitale, dell’impiego dell’intelligenza artificiale, della transizione ambientale sostenibile: non solo in termini ambientali, ma anche sociali, come ci indica in questo senso la “linea Parenti”.

In un quadro così composito, le aziende devono comunque essere più competitive quindi più preparate, con una migliore cultura d’impresa. Molto spesso, non avendo la possibilità di poter contare su innovation manager o sustainability manager, figure che invece trovi nelle grandi imprese, nelle piccole le problematiche le deve affrontare personalmente l’imprenditore. Si pone quindi un problema di preparazione segnalato sempre più spesso all’interno del Comitato Piccola Industria. Problema che stiamo cercando di affrontare organizzando dei percorsi di formazione: il primo a partire è stato quello finanziario in aiuto alla redditività aziendale per una buona propensione agli investimenti ed alla gestione del debito e quindi un’azienda con un buon fatturato. L’obbiettivo non è quello di far diventare le aziende più grandi, un’azienda può avere il suo valore anche in una piccola dimensione, l’importante è renderla più competitiva, forte e resistente. Voglio segnalare un’esperienza di cui sono molto orgogliosa: grazie all’ufficio economico di Confindustria che lo ha proposto, è stato il percorso di educazione finanziaria, rivolto al piccolo imprenditore, che per la prima volta Confindustria e Banca d’Italia hanno approntato. La partecipazione del Comitato è stata importante.

Le piccole aziende, ma a volte anche le medie, quasi sempre hanno carattere familiare: situazione che molto spesso presenta una difficoltà ad inserire manager specializzati che possano arricchire il bagaglio delle competenze. Dal suo punto di osservazione come vede questa problematica?

“Penso sia importante iniziare a portare all’interno delle piccole aziende quella managerializzazione che può permettere fare un ulteriore passo verso la crescita. Purtroppo, le piccole imprese non sempre dispongono delle risorse per poter avviare l’impiego di manager anche solo in alcune funzioni aziendali.

Posso dire che Confindustria si sta impegnando tanto su questi problemi attraverso il Forpin e HR Specialist per la formazione di giovani aspiranti temporary manager in vari settori”.

Un’altra problematica tipica delle imprese a conduzione familiare è rappresentata dal passaggio generazionale. Risulta da una ricerca che appena il 30% delle aziende a conduzione familiare italiane sopravvive al primo passaggio generazionale. Ancora di meno nel secondo e terzo passaggio. Una percentuale che fa riflettere tenendo conto che il cosiddetto Family Business rappresenta il 90% del tessuto produttivo e occupa circa tre quarti della forza lavorativa complessiva. In somma, Il passaggio generazionale rappresenta una sfida per le aziende familiari italiane.

 Come diceva, Piacenza rientra delle medie nazionali oppure la situazione è diversa?

“Penso queste problematiche esistano sia nelle piccole aziende che nei grossi gruppi: all’interno della nostra azienda sia io che i miei cugini abbiamo vissuto una continuità generazionale il cui merito va sicuramente attribuito ai nostri genitori. Non abbiamo avuto nessun problema a prendere in mano le redini della nostra azienda. Mantenere la vicinanza dei i genitori è stata fonte di maggior sicurezza nelle decisioni: un felice connubio tra esperienza e capacità di innovazione. Sul nostro territorio vedo bene questo passaggio generazionale, è sicuramente un tema forte: i giovani che conosco sono ben inseriti in azienda, vedo una perfetta convivenza generazionale”

Certamente, posso dire che dove ho potuto assistere ad un passaggio generazionale compiersi senza traumi si è registrato uno sviluppo vistoso… Purtroppo, a volte non succede

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