
La logistica preoccupa per la sua espansione con nuovi insediamenti in città e provincia, mentre è in fase di discussione il nuovo Piano Territoriale Area Vasta, che conterrà le indicazioni di obiettivi generali a cui dovranno poi conformarsi i Piani Urbanistici Generali, d’ora in poi approvati dai Comuni della Provincia di Piacenza.
“Attualmente il percorso di approvazione del PTAV è in una fase consultiva”, ha spiegato il direttore generale della Provincia Vittorio Silva, reduce da una riunione di via Garibaldi sull’impatto ambientale con sindacati, Legambiente e associazioni di categoria. Il tema ambientale è particolarmente caro, nel Consiglio comunale, a Luigi Rabuffi di Alternativa per Piacenza che ha chiesto “cosa si possa fare riguardo all’impatto devastante di una logistica che a Piacenza mangia e sputa territorio, lasciando solo una sequela di capannoni vuoti quando poi le attività vengono delocalizzate altrove”. Sulla stessa lunghezza d’onda Matteo Anelli di Piacenza Coraggiosa e Sergio Ferri del PD. Per il primo “lo sviluppo sregolato del settore ha tolto dignità alle frazioni e ogni sforzo dovrà essere fatto per evitare di incrementare il traffico su gomma che già è insostenibile, specie nella zona che da Piacenza va a Cremona”, mentre il secondo chiede quali strumenti possa offrire il PTAV per invertire la rotta di una proliferazione così poco ordinata di insediamenti logistici che sottopone a stress ambientale da non sottovalutare il nostro territorio”.
“La stella polare del PTAV resta quella della sostenibilità ambientale, a partire dal limite fissato al 3% sul consumo di nuovo suolo. Un vincolo che indurrà ad esempio a rigenerare parti di città sottoutilizzate invece di fare nuovi insediamenti residenziali, senza poi dimenticare che il PTAV, recependo il PTCP (Piano territoriale di coordinamento provinciale) non si discosterà da un’indicazione geografica su eventuali nuovi poli logistici, che potranno pertanto essere realizzati solo a ridosso di quelli già esistenti, ovvero a Piacenza, Castelsangiovanni e Caorso”, ha detto Silva. Per l’opposizione, nelle parole di Massimo Trespidi di Civica Barbieri-Liberi, non c’è solo l’emergenza ambientale, invitando a porre altrettanta attenzione alla crisi demografica, per trovare aldilà dei tecnicismi, un indirizzo politico in grado di dare risposta alle esigenze del territorio.
“Dobbiamo ascoltare tutte le parti per portare a sintesi indicazioni contrapposte. Importante che i portatori di interesse si siedano allo stesso tavolo perché da una parte dobbiamo perseguire la tutela del consumo di suolo, dall’altra quella di nuovi posti di lavoro visto che attività come la logistica non portano plusvalore e posti di lavoro ricchi”, ha risposto alle considerazioni di Trespidi l’assessora all’Urbanistica Adriana Fantini. Un’indicazione su come frenare la crescita incontrollata di nuovi poli logistici è arrivata dallo studio del caso di Gossolengo, presentato dall’architetta della Provincia Elena Fantini. Qui in autunno era prevista la l’approvazione per la costruzione di un nuovo comparto logistico lungo la strada provinciale 28 Agazzana e, con una protesta degli abitanti, il Comune e la Provincia avevano valutato con più attenzione l’impatto ambientale che ne sarebbe derivato. La Provincia, in particolare, essendo l’ente preposto alla pianificazione territoriale intercomunale aveva espresso riserve e osservazioni in merito alle modificazioni viarie che avrebbero infine portato a respingere il progetto. Decisione che anche il Comune di Gossolengo avrebbe in seguito accettato. L’episodio ha dimostrato come i processi di urbanizzazione, apparentemente incontrollabili, siano invece regolamentabili o frenabili.




