Mino Politi: “La demografia si studia poco, ma è una delle scommesse future. Nuovi scenari per lavoro, servizi, welfare”

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Demografia ed economia due facce di una stessa realtà e i numeri lasciano pochi dubbi. La realtà piacentina da anni mostra questo lato debole della sua storia. Lo segnala anche il focus che Mino Politi, economista piacentino, ha sintetizzato in cui mette in evidenza alcuni aspetti macroscopici legati all’andamento della popolazione.

“La demografia – dice – è una materia che gli economisti studiano poco in quanto si occupano di rado di sviluppo a lungo termine. Invece l’attenzione su questo tema è più che mai necessario per una serie di ragioni non ultima quella dell’invecchiamento della popolazione, la riduzione dei lavori attivi su cui poggia il sistema di welfare e soprattutto delle pensioni”.

Due i periodi considerati su cui è stata concentrata l’attenzione. Il primo periodo preso in esame riguarda i secondi 50 anni del ‘900 dal 1951. In quel periodo la provincia di Piacenza aveva 299.000 residenti: non era infatti ancora iniziato l’inurbamento che dalla montagna ha portato poi tante persone verso le aree industrializzate, milanesi in particolare. L’altro step riguarda l’avvio del nuovo millennio il 2001 e in quel momento la provincia ne aveva 263.872). La diminuzione della popolazione piacentina è stata, in questo mezzo secolo pari al 12% mentre contemporaneamente quella regionale registrava un aumento del 13%.

“Nell’ipotesi che fino al 2001 non ci fossero immigrati presenti sul territorio provinciale – spiega Politi –  il calo demografico misurato nel mezzo secolo indicato sarebbe stato di 35mila unità mentre nella seconda metà secolo scorso si registrava in Italia il boom economico con una conseguente crescita di popolazione”.
Il secondo anello del focus fissa l’attenzione sul periodo compreso tra il 2001 e il 2018. In questo lasso di tempo anche la provincia di Piacenza vede una ripresa demografica – segnala Politi – che si quantifica in 22mila residenti (286.265 + 9%) solo leggermente inferiore a quella regionale dove si riscontra un aumento pari all’11%. Una crescita demografica che può essere ricondotta alle politiche di sviluppo avviate a metà anni 90 dal comune di Piacenza.

Sull’andamento demografico evidenziato nei due tasselli ricordati si innesta ad un certo punto della storia più recente il fattore immigrazione che segnala, con sempre maggiore evidenza, quanto sia correlata la questione demografica e quella economica ed occupazionale. Tra i dati del passato e quelli del presente il fattore comune riguarda un andamento demografico che non sembra confortare soprattutto se proiettati nella prospettiva. E il quadro delle proiezioni sul futuro demografico non è dei più rassicuranti. Lo conferma Politi.

 “Partendo dai dati dell’Ufficio di piano della Provincia nei prossimi 25 anni – sottolinea – la perdita di popolazione residente in età da lavoro potrebbe essere pari a 30mila unità”. E su questo si apre un’altra finestra di riflessione che porta ad alcuni interrogativi: quali potranno essere le azioni da mettere in campo di fronte a un quadro di questo tipo?

Due sono le ipotesi tratteggiate.

“A parità di posti di lavoro offerti e con la stessa produttività delle imprese, quel dato di proiezione comporta una domanda di lavoratori immigrati (stranieri) della stessa entità. Difficile calcolare – spiega Politi – l’effetto netto sulla popolazione residente, ma per comodità possiamo assumere che sia nullo: popolazione residente stabile anche se con diversa composizione italiani/stranieri. Ovviamente queste stime sulla popolazione futura sono da prendere come indicazioni di larga massima, non disponendo di molte informazioni ed essendo basata su molti “se”. Ma offrono un’idea della dimensione dei problemi demografici locali, peraltro analoghi a quelli nazionali”. Detto questo secondo Politi gli effetti concreti potrebbero essere di vario tipo.

Il primo scenario è problematico – Da un lato il rischio di una forte perdita di abitanti “potrebbe determinare problemi di sostenibilità di molti servizi sociali (costo dei servizi sociali di una popolazione anziana in crescita non sostenibile da una popolazione residente in età da lavoro ridimensionata: minore entrate fiscali dei comuni), sanitari, culturali, ecc.. Oppure  – segnala – potrebbe verificarsi una forte crescita della popolazione immigrata, con relativi problemi d’integrazione sociale. E’ anche possibile che si possa manifestare “una contrazione della domanda di lavoro dovuta a robotizzazione e digitalizzazione nei processi produttivi (prodotti e servizi; si pensi alla logistica)”.

Un altro punto di debolezza potrebbe essere correlato strettamente alla svolta ambientale in atto che potrebbe determinare “l’uscita di scena totale o parziale di settori legati alle fonti energetiche fossili non sostituiti o parzialmente sostituiti da settori legati alle nuove tecnologie energetiche ad emissioni zero”. Ma anche non da sottovalutare “un’ulteriore riduzione del tasso di fertilità femminile e la continua emorragia di giovani laureati residenti occupati altrove con effetti negativi sull’evoluzione demografica e la popolazione residente in età da lavoro che naturalmente cercherebbe altrove le opportunità”.

Il secondo scenario è più ottimistico – Da considerare anche un risvolto diverso – mette in evidenza Politi – “con uno scenario positivo che richieda anche un minore ingresso di popolazione straniera. Caso possibile se avessero successo delle politiche nazionali e locali per l’aumento del tasso di fertilità femminile (assegno unico per i figli, asili nido e scuole per l’infanzia, scuole, fisco più leggero per le famiglie …), in grado di ridurre il calo della popolazione in età da lavoro. Ma anche il rafforzamento della base produttiva locale, in grado di offrire posti di lavoro ai giovani laureati residenti, evitando in parte la loro emigrazione, grazie a un forte sviluppo di aziende autoctone, di cui peraltro non si avvertono ancora segnali. Significativo successo della politica di attrazione di aziende esterne – ma anche di spin off dei centri di ricerca – in grado di occupare numerosi giovani laureati”.

Antonella Lenti

info@antonellalenti.it

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