
Come e in che misura sono cambiate le abitudini commerciali e qual è lo stato dell’arte del settore lavorativo italiano durante la pandemia? A queste domande ha tentato di dare una risposta Confcommercio allo scopo di comprendere meglio la situazione e le ripercussioni che ci saranno nei prossimi mesi.
Raffaele Chiappa, presidente di Confcommercio Piacenza, si è così espresso in merito alla questione: “L’avvento del Coronavirus ha cambiato il volto al commercio globale. Alcuni settori hanno avvertito il colpo più di altri, si pensi al comparto del turismo e a quello della ristorazione. Altri settori invece hanno fiorito: ad esempio quello alimentare, quello delle forniture mediche o degli articoli per l’igiene e DPI”.
Durante la pandemia le aziende hanno avuto la necessità di reinventarsi e di cambiar pelle. In modo particolare a diventare più forte è stata la presenza online. “Il digitale” – ha continuato Chiappa – “ha garantito la sopravvivenza di molte attività. Alcune hanno addirittura ampliato il loro raggio d’azione”.
Tuttavia il colpo è stato duro, durissimo. In Italia sono addirittura 300mila le attività che hanno chiuso i battenti e, per 240mila di esse, la colpa è totalmente imputabile agli strascichi del Covid. “Da un lato” – ha affermato Chiappa – “il nostro obiettivo come Confcommercio è stare al fianco delle imprese colpite più duramente dai lockdown, dall’altro lottare affinché venga introdotta una adeguata web tax”.
In questo senso Confcommercio si è impegnata nell’iniziativa “Compro sotto casa perché mi sento a casa” con la collaborazione di Shopify, Edi e Ebay. Chiappa ha ribadito come tante realtà lavorative abbiano saputo reinventarsi e seguire esempi virtuosi: “Molte hanno offerto nuovi servizi digitali. Si sono poi impegnate per accrescere il proprio bacino di utenza tramite nuove collaborazioni. Inoltre hanno avuto un doveroso occhio di riguardo anche per la sicurezza sia del personale che dei clienti, adottando misure e strumenti igienici adeguati. Inoltre ci si sta sempre più impegnando in direzione di packaging e abitudini aziendali ecosostenibili”.




