
La primavera non è ancora cominciata, ma i valori espressi dalla posizione in classifica, prendono forma e sostanza. Dal Carlo Speroni di Busto Arsizio il Piacenza esce sconfitto 3 a 0, senza toccare terra. Stesso risultato dell’andata, differenze sostanziali. I bustocchi allora arrotondarono l’impresa con 2 goal nel recupero. Ieri la partita era già finita nel primo tempo. Nell’intervallo si avvicina un signore: “Ma quanti punti ha il Piacenza? Siete in lotta per non retrocedere?”. Alle risposte laconiche “Pochi” e “Si”, non perde la verve dell’approccio: “C’ho giocato a Piacenza, sono Ramella, magari non vi ricordate”. Più facile dimenticare i cugini di secondo grado. Ernestino Ramella era un bomber con trascorsi di lusso. Da noi non fu un picco di carriera, ma è rimasto affezionato e torna ancora per le scorte enologiche. La mascherina lo nasconde. Il tempo trascorso lo ha modificato. Difficile riconoscere quel “micione” dalla zazzera bionda e baffo d’ordinanza, ma i racconti della stagione 80-81 sono quelli di uno che li ha vissuti con i tacchetti sulle suole. Simpatico, aveva cominciato un ritratto del povero Fornasaro, che da allenatore si convertì a panettiere di lusso. Purtroppo la tribuna dello stadio ha solo un bagno e il dovere era senza appello. Bruno Fornasaro, istriano, ex portiere, è stato tre volte allenatore del Piacenza. A Ramella volevo chiedere com’è che si presero cinque goal a Reggio Emilia. Avrei chiesto anche altro, pur di non dover descrivere la poca cosa biancorossa. Pronti via e un miracolo di Stucchi sventa un rigore in movimento. Passano venti minuti, passano le speranze di aver preso misura alla partita. Infilata centrale e prima rete incassa. Altri cinque minuti e c’è il raddoppio. Il gelo che giunge dal campo, stride con il sole che scalda gli spalti. Mister Scazzola affronta la ripresa con l’unica mossa plausibile: toglie un difensore, mette un attaccante. L’attacco non migliora, la difesa neppure, incassiamo anche il terzo. Subito, così non ci pensiamo più. La girandola di cambi successiva serve solo a tenere coinvolti tutti nel progetto. Per la cronaca, sbagliamo anche un rigore. Importante non farsi mancare nulla. Finisce con la squadra di casa che assembra sotto il vuoto settore del loro tifo organizzato. Si direbbe un saluto virtuale. Invece c’è gente che si è arrampicata sulle piante, sui camion parcheggiati nel piazzale, sui muri di cinta. Esultano tutti, è bello anche così.
Protagonisti:
Stucchi: due super parate dicono che è un portiere affidabile, ma lo avrei messo centravanti. L’unico a mostrare pregio nel gioco di piede. Migliore dei nostri.
Battistini: Notte fonda capitano.
Tafa: la diga ricorda la tenuta di quella del Molato qualche anno addietro.
Cannistrà: non erano clienti semplici, ma per ripresentarsi come valida alternativa, serviva altro.
Simonetti: divorato dalla maggior qualità del diretto avversario.
Palma: era dal rigore in curva di Chiti che non ne vedevo uno calciato peggio.
Scorza: c’è stato Sanremo, ma lui ascolta solo musica alternativa, tipo Teatro degli Orrori. Gente che al Festival passerà tra vent’anni.
Pedone: Buon primo tempo, infatti i pochi spettatori lo beccano, essendo un ex. Spostato più avanti, sparisce.
Cesarini: la dice tutta un’azione personale in cui si libera al tiro. Ribattuto, si ferma, prendiamo un contropiede che solo il prodigio di Stucchi riesce a disinnescare.
Gonzi: soffre quelle partite in cui non gli viene niente. Sofferenza che condivido.
Maio: L’ho battezzato bomber in fiducia. Ho forse riposto male la fiducia?
Sono entrati:
Lamesta: rileva Cannistrà per proseguirne la prova annacquata.
Miceli: rileva Scorza e rivela una dote insolita per questa squadra. Tira in porta.
Galazzi: rileva Gonzi e forse è lui che si prende l’inutile rigore.
Breganti: rileva Maio, è un giovanissimo ed è l’ennesimo esordio di stagione. Ramella e Quattrini li ricorderò fin che scampo, ma come si può ricordare tutti quelli che han giocato quest’anno? Maglia numero 27.
Renolfi rileva Cesarini per pochi minti.
Mister Scazzola: troppe assenze, tutte in uomini chiave del suo disegno. L’impressione è che sapesse da prima di scendere in campo che si sarebbe perso. Temo lo sapessimo tutti.
Pro Patria – Piacenza 3 a 0
Pro Patria: Greco; Gatti, Lombardoni, Boffelli; Colombo (86 Vaghi), Nicco (86 Ferri), Bertoni, Brignoli (51 Spizzichino), Pizzul; Kolaj (69 Le Noci), Latte Lath (69 Castelli). A disposizione: Mangano, Galli, Compagnoni, Molinari, Cottarelli, Fietta, Masetti. All.: Javorcic
Piacenza: Stucchi; Cannistrà (46 Lamesta), Tafa, Battistini; Pedone, Simonetti, Palma, Scorza (59 Miceli), Gonzi (69 Breganti); Cesarini (81 Renolfi); Maio (69 Galazzi). A disposizione: Anane, Martimbianco, Suljic, Saputo, Babbi, Visconti. All.: Scazzola
Marcatori: 24 Kolaj, 29 Latte Lath, 50. Latte Lath su rigore




