SCRITTO COI PIEDI – Il Piacenza scivola su un calcio d’angolo e lascia i tre punti al Lecco: antichi vizi.

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JURI GONZI

Piacenza – Lecco non è una classica. Storie che si sono incrociate poco. Le imprese, i fasti di una e dell’altra, sono distanti nel tempo: molto per Lecco, un po’ meno per Piacenza. Qualche recente incrocio da categorie dilettantesche non giustifica il dispiacere di perdere con Lecco, Può essere sia solo il fastidio di aver troncato coi risultati positivi. Può darsi dipenda dal solito goal preso su calcio d’angolo, ma è una sconfitta indigesta. Ci sta per quanto visto in campo, ci sta per la qualità dell’avversario, eppure non riesco ad insabbiarla. Il gioco settimanale di indovinare la formazione mi aveva detto bene. Ne ho presi dieci su undici. Con la correzione di domenica mattina ho centrato lo strike. Mister Scazzola è solido, lineare. E fino a domenica mattina confidavo molto nella sua solidità. Perdere ancora perché perdiamo l’uomo sul corner. Perdere ancora perché a dieci metri dalla porta cerchiamo di giocare, non di concludere, induce malessere. I biancorossi hanno giocato bene. Si sono difesi con ordine, hanno imbrigliato il centrocampo, hanno costruito sulle fasce. Poi vedevano la lunetta dell’area e sembrava fossero arrivati su Marte. Nel primo tempo la partita è volata via. Tiri in porta zero da ambo le parti, ma il trio De Respinis, Gonzi, Cesarini, creava pericolo, quasi, come voleva. I lecchesi, che avevano cominciato con baldanza sulle laterali, hanno pensato presto di chiudersi. Nel secondo tempo Mister Scazzola si gioca la carta Lamesta per Cesarini. A parte la necessità di rifiatare dell’ultimo arrivato (di gennaio intendo), la maggiore velocità del primo è sembrata mossa azzeccata. A venti minuti dalla fine c’è il cambio multiplo: fuori Miceli, Visconti, De Respinis, dentro Scorza, Renolfi, Maio. La voce dello stadio mette l’accento alla francese sul cognome del bomber. Pure questa massiccio riassettare si apprezza, ma stavolta la panchina incide in negativo sul risultato. Non che sia colpa di chi è entrato, è solo l’orario a dirlo. triplice cambio al sessantottesimo, goal preso al settantesimo. Il tempo per recuperare ci sarebbe, la recente Olbia ne è testimone, ma non lo sfruttiamo. Gli avversari lasciano pochi spazi e si affidano agli uomini di caratura per sedare la gara. Iocolano non sbaglia più niente, Azzi, uno che stava in serie D fino a due settimane fa, è parso in grado di cambiare il meteo a proprio piacimento. Finisce in sconfitta. Lo scarto è minimo, il rammarico grande.

Protagonisti:

Libertazzi: gestisce l’area con quella sicurezza che infonde sicurezza. Gli tirano tre volte in porta: una è traversa, una scheggiano il palo, l’altra la infilano dove non può arrivare.

Martinbianco: qualche piccolezza dovuta a inesperienza c’è, però è davvero un bel difensore.

Marchi: il capitano di giornata è apprezzabile in tutte le sue azioni.

Tafa: bene come i compagni di reparto.

Pedone: la sua legna la porta a casa, ma la qualità dei passaggi ha stranito. Speciale un traversone d’esterno indirizzato verso l’area avversaria. È finito a centrocampo.

Miceli: gioca disinvolto. Quando ha la palla, cerca la cosa facile, quando può battere a rete, lo fa. Non è da tutti.

Corbari: l’affidabilità è consolidata, stavolta un paio di pasticcini a centrocampo li mangia.

Visconti: buona la spinta, buona la lena. Qualche impaccio nel controllare il pallone offusca il valore della prova.

Cesarini: la prima ora da titolare. Più della magia che gli attribuiscono, per ora si vede il tocco educato.

Gonzi: si conferma idolo. Deve migliorare due cose: la calibrazione del cross, dopo azioni devastanti non andrebbe sprecato, la valutazione della spinta da dietro, non sempre giustifica la caduta.

De Respinis: è il migliore in campo. Pressa, ruba palla, la gestisce, trova il compagno. No, proprio non lo avrei tolto.

Sono entrati:

Lamesta: rileva Cesarini e le sue accelerazioni sgretolano i difensori. Male il cartellino-simulazione.

Renolfi: rileva Visconti ed evidenzia qualche balbuzie in più, ma è importante.

Scorza: rileva Miceli per la fisicità richiesta dal finale di gara. In questo finale di gara servirebbe qualità.

Maio: rileva De Respinis e gioca allo stesso modo, senza poter trovare il pertugio. Per qualche minuto è capitano.

Galazzi: rileva Marchi per tentare il tutto per tutto. Se avete letto fino a qui, saprete com’è andata.

Mister Scazzola: la squadra il suo lo ha fatto. Dalle cose da fare di squadra, dobbiamo eliminare la voce: goal subito su azione di calcio d’angolo.

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