
Lo stadio di Lecco è un giocattolo antico. Si dice che per Lecco Juventus di una serie A d’annata, ci fossero oltre 30000 persone. Ieri era aperto per 750 e sembrava pienotto. La app Immuni comunque è rimasta silenziosa. Con il Lecco nella stagione 2015-16 ci siamo giocati la risalita in serie C. Per qualche mese, poi li abbiamo seminati. A Lecco l’ambiente è ostico. Raccontavano che Pircher quand’era centravanti del Fiorenzuola, a fine partita trovò l’auto tutta rigata. A Lecco il Piacenza gioca i 45 minuti più belli della sua recente storia. Quando l’arbitro fischia la fine primo tempo, davvero dispiace. Sarei andato avanti ad oltranza. La palla non era mai ferma, i tocchi sempre singoli e rapidi. Il campo calpestato in ogni zona. Sfruttamento intensivo. Compiutezza. A livello emotivo può reggere il paragone solo il secondo tempo col Gozzano di un paio d’anni orsono.
Quando Gonzi offre la specialità di casa, il palo rete, è logica conseguenza di un gioco funzionale. Quando Corradi trasforma il rigore, mani netto, è scontato aver messo in sicurezza. I ragazzi dei fratelli Manzo-Lunardon non si fermano. Tolgono respiro a chi li ospita, impedendo di riordinare le idee. L’unico pericolo corso nella prima frazione è una fortuita deviazione in barriera.
I lombardi approfittano dell’intervallo per caricarsi. L’unico momento in cui non si sono trovati giocatori piacentini addosso. Riprendono i giochi, Lecco in attacco, calcio d’angolo, traversa piena. È lo spartiacque. Su quel ferro sbattono le velleità dei nostri avversari, con quel ferro costruiamo le nostre convinzioni. Il sincronismo Palma-Corradi-Ghisleni che porta al terzo punto di giornata, è cosa fine. La punizione di Corradi che anticipa il triplice fischio, è cosa da buoni. Col tabellone luminoso che riporta il quattro a zero, la panchina si anima. C’è spazio per tutti. Esordisce il neo acquisto Maritato, maglia numero 16. Esordisce il giovin Renolfi, maglia numero 3, la prima che metterà in armadio. Dall’altra parte entra l’ex Marotta, ed entrano anche un paio di goal. Tutto indolore. Viste le nuove disposizioni governative, se dovremo chiudere col calcio, negli occhi abbiamo un buon calcio.

Protagonisti:
Vettorel: Giornata dove lo senti solo urlare. Fino all’ottantacinquesimo, poi incassa due reti su cui nulla può.
Visconti: altra convincente prestazione, tiene sempre la testa alta.
Battistini: quando gli dicono che è lui sostituito non ci crede: “Ma come? Ho giocato benissimo”. Confermo.
Bruzzone: seduto di fianco alla famiglia del capitano, devo appannare gli occhiali per non vedere un suo retropassaggio corto. Sarà l’unica imprecisione di serata.
Simonetti: Nessuna imprecisione in serata: che lusso ‘sto ragazzo.
Palma: il giocatore che vorresti sempre nella tua squadra.
Corbari: meno intrigante di altre volte, ma muove le linee da come sa, e lo seguono sempre.
Galazzi: come mi piace, ieri anche più del solito.
Ghisleni: nel primo tempo Corradi lo sgrida per un passaggio non recepito. Tesaurizza il rimbrotto, e nel secondo timbra il cartellino. Gran goal.
Corradi: Due reti e un assist sono la sintesi di una giornata. Se non ti fermi alla superficie, vedi un giocatore che corre, detta, e soprattutto spacca.
Gonzi: di professione idolo della folla. Peccato la folla sia ridotta ai minimi termini.

Sono entrati:
Maritato: Nell’azione di riscaldamento è a un metro da me. Di solito li incito chiamandoli per nome, è più familiare. Si chiama Piergiuseppe, non lo utilizzerà nessuno. Così gli grido un neutro: “dai bomber”. Ha apprezzato.
Miceli: prende il posto dell’uomo partita Corradi e conferma tutto il buono che ha nelle corde.
Renolfi: pochi minuti, sufficienti per avviare il suo primo racconto professionistico.
Ballarini: pochi minuti per aggiungere un altro capitolo ai suoi racconti professionistici.
Saputo: Il vicino lecchese che mi chiede se è parente di quello del Sassuolo. Ha capito male l’annuncio dell’altoparlante.
Mister Manzo è ancora chiuso in casa. Lunardon si presenta in panca indossando scarpe a 13 tacchetti. O non gli piace scivolare, o è pronto anche lui per scendere in campo.




