Piacenza Calcio, in quarta serie
dopo 29 anni

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Ventinove anni sono tanti. Abbracciano un terzo della vita se siamo fortunati. E noi siamo stati fortunati. Il 15 giugno del 1983 una carovana di tifosi biancorossi tornava da Vicenza festeggiando quella che si sarebbe rivelata una vittoria di Pirro. Piacenza retrocesso in C2 e senza prospettive societarie. Ieri come oggi. Sappiamo come andò a finire allora: arrivò Leonardo Garilli e da lì in poi nulla più sarebbe stato come prima. Piacenza avrebbe vissuto una lunga stagione di successi, una scalata che culminò con la conquista della serie A e con uno stabile domicilio tra i club più importanti del calcio italiano. Quasi tre decenni che hanno rasato la misera storia precedente di una società che viveva del ricordo sfocato di G.B. Fabbri e del suo Piacenza all’olandese. Un’intera generazione è cresciuta vedendo sfilare al “Garilli” stelle del firmamento mondiale ed è impazzita di gioia davanti alle macarene di Luiso, alle corse di Di Francesco, alle serpentine di Turrini e Gautieri, ai gol impossibili di Caccia e Hubner. Ventinove anni dopo e con qualche capello bianco in testa ecco la stessa sensazione, la stessa delusione resa ancora più amara da quel nastro che non si può cancellare. Da Vicenza, da un inutile gol di Pederzoli, alla sconfitta di Prato, alle lacrime di Francesco Monaco: il destino ha riavvolto tutto e riportato il Piacenza al punto di partenza. Rewind e stop. Lo stesso destino che si é accanito contro Triestina e Spal, altre “nobili” in esercizio provvisorio, messe in ginocchio dalla crisi. C2 o Seconda Divisione che dir si voglia, il Piacenza è punto a capo. Punto di partenza o di non ritorno sarà il futuro stabilirlo. E non bisognerà attendere molto. La resa dei conti è fissata l’8 giugno. Quel giorno si saprà se qualcuno ha davvero interesse a lanciare un salvagente al calcio professionistico o se verrà staccata la spina. Il calcio malato terminale di scommesse e credibilità, ma ancora in grado di accendere la passione com’è capitato in questa folle stagione che a ricapitolare quanto successo non basta un libro. I fratelli Pighi hanno i mezzi economici, Marco Beccari ha accumulato un po’ di esperienza sportiva con il basket: manca un collante? Il nome lo facciamo noi, stavolta: Stefano Gatti, figura in grado di coagulare forze economiche trascinato dal suo amore mai nascosto per il club biancorosso. L’operazione non è così complicata. A meno che dietro non si celi l’intenzione di resettare tutto e ripartire dalla serie D con L’Atletico BP Pro Piacenza. Chi volesse farlo partirebbe già con il piede sbagliato. Di certo non ci sarà un altro Garilli a riscrivere una lunga bella storia durata 29 anni.

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