Smart working e coworking nuovi modi di lavorare

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di Cecilia Borghi

Di norma, secondo la legge sul lavoro agile (l.81/2017), lo smart working deve essere preceduto da un accordo tra lavoratore e datore di lavoro e devono essere garantiti il diritto e le modalità di disconnessione. Ma, attivato per motivi di sicurezza su iniziativa delle aziende senza accordi, lo smart working è diventato ben presto sinonimo di lavoro da casa. Così, i lavoratori hanno dovuto attrezzarsi con una postazione, verificare l’affidabilità della propria connessione internet, barricarsi in una stanza per affrontare le numerose call di allineamento, che si sono moltiplicate venendo meno la vicinanza coi colleghi. Un modo molto diverso di lavorare. Se all’inizio sembrava un lusso non dover andare in ufficio, presto è emerso il rovescio della medaglia: gli spazi e i tempi del lavoro si sono sovrapposti sempre più a quelli personali e hanno intaccato i normali ritmi della vita privata. E gli straordinari spesso sono diventati la norma, sebbene non riconosciuti.

L’ufficio condiviso, alias coworking, è un luogo di lavoro flessibile, a basso costo ma dotato di tutti i confort e in grado di stimolare creatività e networking professionale. Nel nostro Paese entro il 2024 sarà scelto dal 38% dei lavoratori (analisi dell’Osservatorio di E-work, Agenzia per il lavoro leader in Italia).


Secondo i dati dell’anno scorso, in Italia si contano 360 spazi di coworking, presenti perlopiù al Centro-Nord con Milano in testa. Il numero dei coworker in Italia è un dato in continua crescita, ma per farsi un’idea basti pensare che due dei più grandi network di coworking (Copernico e Talent Garden) già nel 2016 contavano da soli più di 5000 affiliati. Il 58% dei coworkers sono uomini e il 42% donne. L’età media è di 31 anni. L’85% dei coworkers preferisce lavorare in uffici condivisi di piccole dimensioni, con meno di 15 scrivanie per ragionevoli motivi di tranquillità.


Di cosa si occupano i lavoratori che scelgono questa formula? Il 53% sono lavoratori autonomi, il 39% piccoli imprenditori e l’8% dipendenti di aziende private. I liberi professionisti fanno i lavori più disparati: sono traduttori, programmatori, giornalisti, agenti di commercio, grafici, esperti di formazione, specialisti del web marketing, fotografi o altro ancora. Spesso le piccole imprese e le startup scelgono il coworking per abbattere i costi di struttura. C’è poi una fetta di coworker che appartiene ad altre categorie, come per esempio gli artigiani che hanno iniziato a sperimentare questo modo di lavorare e fare rete al contempo. Tra i servizi più richiesti ci sono: internet, stampanti, sale riunioni e punto ristorazione.

I motivi dietro alla scelta di lavorare in un coworking sono molteplici. Un ambiente con professionisti di settori diversi è stimolante, permette di scambiare idee e creare sinergie lavorative che sfociano in nuove opportunità di business. Ognuno può chiedere pareri e consigli, restare aggiornato e fare networking. In più, decidere di affittare una scrivania o una stanza in uno spazio di coworking è una soluzione conveniente e più flessibile rispetto all’affitto di un ufficio. Innanzi tutto, non occorrono particolari pratiche burocratiche. Inoltre, il canone del coworking include tutti gli arredamenti e gli strumenti, che non occorre comprare (dagli scaffali alla stampante) e le utenze, che non occorre intestarsi (corrente elettrica, acqua, WiFi). Anche agli smart worker piace lavorare in un ambiente così dinamico e in più riducono i tempi di pendolarismo.

Insomma, il coworking è sinonimo di rete sociale e i coworker animano questa socialità con relazioni che spesso vanno oltre quella meramente lavorativa. Il costo mensile per l’affitto di una postazione è in media di 280€ e di solito comprende tutti i servizi base: connessione WiFi, stampanti e fotocopiatrici, sala riunioni e l’immancabile macchinetta del caffè. Sicuramente gli spazi di coworking hanno sofferto il periodo di lockdown, restando esclusi da sgravi fiscali e aiuti, come invece è avvenuto in Danimarca, per esempio. Ma ripensando i servizi, soprattutto negli aspetti igienico-sanitari, e rivolgendosi sempre più alle grandi imprese che sceglieranno di favorire un modello di lavoro più lean, “snello”, ripartiranno per far scoprire a sempre più lavoratori il valore di fare rete, perché solo insieme si innescano processi di evoluzione, di innovazione e di sviluppo per il futuro

Attenzione: il Decreto Rilancio permette ai genitori con figli al di sotto dei 14 anni di potersi avvalere dello smart working fino al 31 di luglio. Dal primo agosto si tornerà alla legislazione ordinaria, che prevede un accordo tra lavoratore e datore di lavoro per consentire l’applicazione dello smart working, chi è interessato ad avvalersene deve quindi muoversi per tempo per continuare a lavorare in questa modalità che sembra essere la modalità del futuro

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