
Con la fase 2 e la riapertura delle aziende emergono nuove esigenze e si configurano nuovi scenari che interesseranno il territorio superata l’emergenza sanitaria da Covid 19. “La riapertura delle attività produttive non può prescindere dall’elaborazione di un piano di azione incentrato sui servizi alle famiglie”, afferma Nicoletta Corvi, direttore di Confcooperative Piacenza, la quale sottolinea l’impossibilità per le donne lavoratrici (e in generale per le famiglie) di recarsi al lavoro in mancanza di una riprogrammazione dei servizi per l’infanzia e per le fasce deboli della popolazione.
“Come Confcooperative – ricorda Corvi – abbiamo individuato nuove strategie di intervento per sostenere le famiglie in fase di post emergenza e per rendere sicuri gli ambienti di lavoro, con particolare attenzione alle cooperative sociali, dove gli spazi sono usufruiti da bambini, anziani, disabili e persone in difficoltà”. Il direttore di Confcooperative sottolinea la mancanza – ad oggi – “di una programmazione ben definita ed inclusiva di tutti gli elementi necessari al riavvio dei servizi alla persona: organizzativi, autorizzativi, sanitari, economici”, ed evidenzia la necessità di “azioni definite e di una visione complessiva di insieme”.
Tutte le nostre cooperative – aggiunge Corvi – hanno lavorato in questi mesi all’individuazione di proposte alternative per poter riprendere la propria attività (dopo oltre due mesi di inattività) in totale sicurezza, adeguandosi alle nuove modalità di lavoro consentite oggi dalle recenti direttive. Siamo consapevoli – aggiunge – del profondo e radicale mutamento con cui ci dovremo confrontare e abbiamo ragionato su alcune linee di azione da adottare nei prossimi mesi”.
Qualità e sicurezza “Le cooperative sociali – per poter garantire gli standard di sicurezza necessari nella fase di post emergenza – necessitano di un incremento del personale (qualificato ed opportunamente formato). Solo così potranno offrire gli stessi servizi qualitativi a gruppi più circoscritti di persone (negli asili, nei centri estivi, nelle strutture per anziani e per disabili). In un centro estivo, ad esempio, – spiega Corvi – per poterci occupare di piccoli gruppi di bambini, avremo bisogno di molti più educatori rispetto al passato”. A ciò si aggiunge la proposta di estendere il servizio di sostegno a domicilio (o di piccolo gruppo), ad una platea più ampia di anziani e disabili.
“Queste nuove modalità di lavoro – aggiunge – comportano un conseguente aumento dei costi ed un necessario maggiore sostegno da parte del settore pubblico, affinché i costi maggiori non gravino sulle famiglie stesse”. Si aggiungono inoltre gli interventi in ambito di sicurezza degli ambienti per garantire il rispetto delle indicazioni sanitarie: distanze, dispositivi, sanificazione, nuova modulazione di spazi e arredi. “In queste settimane – aggiunge Corvi – stiamo svolgendo un’intensa attività di monitoraggio insieme alle famiglie per comprendere al meglio le esigenze del territorio ed intervenire rimodulando l’offerta in maniera mirata”.
Servizi su misura in azienda Confcooperative sta inoltre ragionando sulla possibilità di proporre ‘servizi su misura’ alle aziende del territorio: “Intendiamo confrontarci con le imprese locali per studiare insieme interventi specifici, pensati appositamente per chi rientra al lavoro e deve – nelle stesse ore – occuparsi dei propri figli e dei genitori anziani. Potremmo pensare di portare i nostri servizi direttamente sul luogo di lavoro, ed offrirci come utili strumenti di welfare aziendale in convenzione con le aziende e con la collaborazione delle famiglie. Una soluzione che consentirebbe di rientrare a lavoro con maggiore serenità”.
Impegno crescente sul territorio “Sostenere le cooperative – prosegue Corvi – significa creare le condizioni affinché le realtà produttive possano ripartire, rendendo un servizio importante alle famiglie e al territorio, e – al tempo stesso – permettere alle numerose cooperative sociali coinvolte, di ritornare esse stesse ad essere produttive, consentendone la sostenibilità economica ed il mantenimento della occupazione, prevalentemente femminile”. Il direttore di Confcooperative ricorda, infine, il grande contributo offerto dalle cooperative sociali in questi due mesi: “I servizi essenziali sono rimasti attivi anche in piena emergenza, ed abbiamo offerto un supporto – in molti casi – personalizzato, attraverso il mantenimento di alcuni presidi sul territorio. I bisogni esistenti sono rimasti tali anche in piena emergenza e nuove fragilità si sono aggiunte e ci impongono un grande impegno per il futuro”.




