Se fosse vero che non tutti i mali vengono per nuocere, la crisi peggiore che mai si sia vista sotto i cieli d’Occidente, forse, porterebbe con sé qualcosa di buono. Qualcosa di buono c’è indubbiamente nel bando dell’Amministrazione provinciale che, lottando contro la disoccupazione (si rivolge a giovani disoccupati) fa anche un passo in avanti verso il buon senso: ad essere finanziati saranno i progetti di giovani che vogliono fare i restauratori, i falegnami, i pasticceri, i calzolai; un progetto insomma che promuove l’artigianato. E finalmente si prende atto che non solo non è obbligatorio, ma forse è anche controproducente, diventare tutti economisti (o avvocati, o precari della scuola). Non solo: il ritorno alla vita dei borghi e dei centri storici delle città passa attraverso l’innervatura delle attività e dei mestieri. Perchè le botteghe artigiane sono infinitamente più vive di banche, finanziarie e studi professionistici.
Scade il 28 febbraio il termine per aderire al bando congiunto delle Province di Piacenza, Parma e Reggio Emilia finalizzato a finanziare la promozione dei cosiddetti antichi mestieri. Chi ha tra i 25 e i 30 anni e vuole aprire un’attività in proprio di calzolaio, idraulico, falegname o pasticcere (solo per citare i più noti) ha tempo sino a fine mese per presentare il proprio progetto e sperare di rientrare tra i 36 che saranno finanziati con 134mila euro di fondi messi a disposizione dall’Unione delle Province italiane.
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