I Nagual, rockers valtidonesi, raccontano il loro nuovo album

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Il 28 febbraio arriverà A glass full of karma: i rockers valtidonesi ce lo presentano così

Da Tat vam asi a Naked roots, fino al singolo Above the clouds per arrivare ad oggi con Glass full of karma. Questo è il percorso musicale che i Nagual hanno percorso fino ad oggi a partire dal 2017. Un viaggio che sulla strada ha trovato nuovi suoni, nuovi artisti, nuovi obiettivi.

Il 28 febbraio segnerà il lancio fisico del nuovo album dal titolo A glass full of karma, aspettando quella digitale del 3 marzo, ma anche il proseguimento di un progetto musicale che proprio con il primo Tat va masi, ha visto una crescita costante dal punto di vista della produzione musicale.

Cosa possiamo anticipare di questo nuovo capitolo della band?

Musicalmente questo è un album più corale. Risente positivamente dell’inserimento delle tastiere nel nucleo compositivo ed è anche figlio di composizioni arrivate in studio di registrazione già ben definite nella loro struttura e carattere. Rispetto al precedente questo lavoro ha avuto un periodo di gestazione molto inferiore e quasi tutte le canzoni sono nate e cresciute nel corso del 2019… il genere musicale si è aperto dall’hard rock verso il classic rock ed il progressive regalandoci molta più libertà di espressione. Il disco è composto da 8 brani per una durata di 45 minuti ed è stato prodotto da Nagual insieme ad Alberto Callegari. La casa editrice di riferimento è ancora una volta OrzoRock Music che ci segue con dedizione dall’uscita di “Tat Tvam Asi” nel 2017.

La vostra storia è quella di singoli che ad un certo punto hanno trovato una intesa speciale. Dal Febbraio 2017 in pratica non vi siete più fermati. Come siete arrivati a questa accelerazione?

Quello che ci guida è sicuramente la nostra passione ed il nostro entusiasmo, sicuramente il fatto di poterci concentrare su brani di nostra composizione ci stimola tantissimo, anche indipendentemente dall’attività live che purtroppo al momento in Italia non offre molte opportunità, specialmente nel nostro genere. Ciononostante, andiamo avanti per la nostra strada seguendo un percorso che ci piace pensare evolutivo e ci sta portando ad allargare i nostri orizzonti musicali.

Dopo il primo “Tat Tvam Asi” si è aggiunto un nuovo componente, Fabrizio Defacqz. Cosa ha portato di nuovo la sua tastiera?

L’arrivo di un nuovo membro, l’importanza del suo strumento e le sue doti compositive, hanno contribuito ad espandere i nostri confini. È un costante work in progress ed è una sfida riuscire ad integrare uno strumento come le tastiere nel genere rock senza rischiare di ripetere e di riproporre delle sonorità già rese celebri da altri. Oltre al contributo nei nuovi brani, questo ci permettere anche di espandere il nostro repertorio anche relativamente all’inserimento di cover songs “alternative” a quelle che fanno già parte del nostro bagaglio.

Ovviamente già il titolo è chiaro, al centro c’è il karma. È una filosofia che vi portate anche in studio?

Lo studio di registrazione è per noi anche un momento di convivialità, di confronto e di affiatamento reciproco… è soprattutto la parte dove viene portato a termine il processo creativo. Il karma è semplicemente ciò che ci ha portato insieme, come singoli e con le nostre esperienze… Il titolo dell’album ha un richiamo diretto al video del singolo “Above the Clouds” che ne ha preceduto l’uscita dove un’avvenente dea/incantatrice era intenta a prepararci e a servirci un calice della sua pozione… questa pozione è il karma, quello a cui siamo destinati, ma anche ciò che ci ha fatto ritrovare in un gruppo a scrivere e suonare musica insieme, quello che ha riunito questi cinque musicisti dopo il loro lungo vagabondare creativo nel panorama musicale. Ognuno ha portato il proprio ingrediente per la pozione ed è proprio con questo nuovo lavoro che la Band si amalgama al meglio… quello che si può sicuramente dire di questo nuovo lavoro è che sicuramente come insieme abbiamo raggiunto un equilibrio maggiore rispetto al passato e la speranza è che questo si senta nel prodotto finale di cui andiamo particolarmente fieri.

A proposito di studio, anche qui rimane centrale Alberto Callegari, già responsabile e fondatore di Elfo Studio…

Alberto è il nostro “sesto membro” ha saputo cogliere brillantemente e pazientemente come sempre l’evoluzione della band e ci ha aiutato a tirare fuori il meglio, tenendoci anche alla larga dalle soluzioni più ovvie e più comode. Come da tradizione, anche per questo album si è occupato della intro “A Glass Full of Karma”, due minuti che riassumono e rielaborano alcuni dei momenti fondamentali dei brani che seguono.

Prima abbiamo parlato di Defacqz ma c’è anche una voce femminile che ritorna, quella di Sara Battisteri. Come la si potrebbe presentare?

Sara ha una voce molto versatile e proviene da esperienze piuttosto diverse dalla nostra, è senza dubbio un ulteriore colore sulla nostra tavolozza, personalità che si sta rivelando abbastanza affine con la band. La sua voce sì è sposata benissimo nei brani “Upside Down” e “Satori in Sonora” e sarà di grande aiuto anche nella presentazione live, e non solo in questi due brani…

Un album che parla di karma, ma anche di amore, del tempo che cambia le cose, di vortici che ci imprigionano, che insomma guarda lontano, ma che parte da qua, dal nostro territorio. Quanto si riesce a rimanere legati ai posti del cuore quando si parla di concetti così alti? e quanto sono importanti questi posti per creare un prodotto come “A Glass Full of Karma”?

Semplice. Il contesto spirituale di ogni individuo dovrebbe essere “il proprio posto del cuore”. Il nostro territorio ci ha dato un’origine ma uno dei più grandi doni che possiamo ricevere è la possibilità di viaggiare e sperimentare il mondo, sia in senso fisico che mentale. È vero che spesso quando mi ritrovo a scrivere i testi delle canzoni mi capita di essere in giro per il mondo… è una grandissima fonte di ispirazione oltre ad essere sempre un’esperienza unica… poi si ritorna in Val Tidone, ci si ritrova insieme e, spesso e volentieri, il risultato viene fuori molto naturalmente ed ognuno ci mette del suo… è un equilibrio che si va formando piano piano ma che fino ad ora ci ha dato delle belle soddisfazioni.

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