All’indomani della sentenza del Tar di Parma sull’affidamento dell’appalto per la manutenzione ordinaria del verde (che ha accolto il ricordo della coop Geocart) il Comune non entra nel merito delle illegittimità riscontrate ma si difende con una nota in cui respinge duramente le accuse mosse dal capogruppo del Pd in consiglio comunale. Stefano Cugini aveva parlato di “pasticcio che si è venuto a creare nella disgraziata gestione del verde e che tutte le forze di opposizione, unite, hanno evidenziato nei mesi scorsi” chiedendo, a nome del gruppo consigliare del Partito Democratico di Piacenza “che sia prontamente convocata un’audizione del dirigente responsabile della modifica illegittima, in corso d’opera, del bando di gara”.

L’Amministrazione comunale fa sapere che “sta valutando la possibilità di ricorrere al Consiglio di Stato, a tutela della trasparenza e della correttezza, da parte dell’ente, nella gestione della pratica e di tutto l’iter di gara” ma “nel sottolineare che la sentenza del Tar non rileva illegittimità tali da annullare il contratto già stipulato con il raggruppamento temporaneo di imprese, garantendo la prosecuzione del servizio senza interruzioni né disagi per l’utenza” respinge “ogni strumentale accusa volta a screditare la Giunta e a ledere la reputazione degli uffici competenti, sul cui operato non vi è stata né può esservi alcuna ingerenza politica”.
L’Amministrazione – e qui il riferimento è alle dichiarazioni del piddino Cugini – “ritiene quindi inaccettabili pretestuosi attacchi, a maggior ragione se provengono da chi ha rivestito in passato la carica di assessore, fingendo di scordarsi delle inadempienze delle precedenti Giunte di centro-sinistra che sono costate, ai contribuenti piacentini, oltre 4 milioni di euro a seguito del contenzioso legale per la riqualificazione dell’ex Macello”.
La nota del Comune si conclude ribadendo il rispetto per la professionalità del personale, “cui competono interamente le procedure concorsuali e di gara dalla stesura dei bandi all’affidamento degli appalti, l’Amministrazione comunale intende tutelare tale professionalità sino a quando non si dimostri che vi sono stati comportamenti e atti in malafede, a scapito del bene pubblico e dell’efficienza del Comune; in tal caso, chi ne fosse responsabile dovrà risponderne nelle sedi opportune”.




