Comunque un’ottima annata. Piace, grazie di cuore

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Piacenza mi piace. Anche quando l’erba in crescita diventa problema esistenziale. Piacenza ha tutto per piacere. Ha il rugby vincente. Ha la pallavolo vincente. Ha il calcio vincente. Certo non come le prime due discipline citate, comunque vincente. Ho seguito la stagione del calcio: intensa, vibrata, lunga. Finita così, così così, ma lottare per salire (davvero) è merce rara. Lo è pure perdere sul traguardo due volte in un mese. Atto doloroso che nulla toglie al fascino del campionato disputato. E purtroppo nulla aggiunge. Secondo me a Trapani gli stipendi li pagano regolari. La lettera di messa in mora inviata prima delle sfide decisive, è stato il teatrino dei pupi. Come anche tutte le chiacchiere sull’ambiente ostile. San Siro pieno può emozionare. Se ti spaventi in un buco da 7000 persone, hai sbagliato professione. A proposito di professione, vorrei rivalutare quella dell’arbitro. Siamo tutti d’accordo che ci vuole. Siamo tutti d’accordo che può sbagliare. Gli accordi saltano quando gli errori si canalizzano. Quasi fossero indirizzati. Mi fido dell’arbitro. Mi fidavo anche di Gervasoni.

Arnaldo Franzini


Altra professione ingrata è l’allenatore. Arnaldo Franzini l’ha scelta qualche anno addietro. Se buttate un’occhiata al curriculum, vi accorgerete che è sempre andato in crescendo. Escluso l’anno in cui si legò al Piacenza. Era allenatore professionistico, scese tra i dilettanti. Gli chiesero di portare la società al suo livello. Fu promosso con la lode del record punti. Questo appena concluso è il quarto anno al timone biancorosso. Ciclo finito o punterà a migliorarsi? Per me rimane e ne sarei felice. Ho un debole per i prodotti locali. La squadra l’ha plasmata, guidata e tenuta fino all’ultimo con le sue idee. Essendo l’unico che firma l’operato, si accolla troppo di questo epilogo. Lo sa, conosce materia e attività. Arnaldo Franzini si è avvalso della preziosa collaborazione di Luca Matteassi, il miglior Direttore Sportivo della C. Insieme hanno deciso la rosa. L’hanno puntellata a gennaio per salire. Guardano Pesenti e Fedato andare in B, con la coscienza tranquilla. Aiutante di campo è stato Andrea Lussardi, uno che era buono a calcio, ma i medici gli hanno imposto di smettere. Il tempo è passato, l’erba (rasata) ce l’ha dentro. E allenatore in seconda gli è più congeniale di team manager. Rimane una professione scomoda da rivalutare: il Presidente. Nel piacentino il massimo dirigente della squadra locale presenta i medesimi effetti del capitone. Digestione complessa. I poteri, quelli veri, si divertono a vederli tribolare. Forse è quello il motivo per cui il Piacenza Calcio ne ha tre. Ragioni di organigramma chiedono differenze d’etichetta, ma tre sono. Marco Gatti è il Presidente. Mi è molto simpatico, sempre cordiale quando ci incontriamo. Gli assegno un voto alto per questa stagione. Ai doveri ha tenuto fede, alle regole ha portato rispetto. Anche se mamma ha sempre avuto paura delle pentole a pressione. Marco ha tenuto duro fino all’ultimo. Poi la valvola ha ceduto. Suo fratello Stefano è Presidente Onorario. Un concentrato di passione che esula da schemi convenzionali. Segue l’inclinazione innata per il teatro. Ha tenuto viva la tribuna nei momenti di magra. Ha dato spettacolo negli studi televisivi. Solo Burzoni con gli occhiali scuri può competere. Roberto Pighi, Vice Presidente, è il primo a sposare il progetto Piacenza per vederlo crescere. L’ho visto attaccato alla recinzione di Lucca. Festeggiava la vittoria come noi, più forte di noi. Ho vissuto una grande stagione di calcio grazie a questi signori. Hanno messo a disposizione tutto ciò che serviva. Compreso un aereo privato per Trapani. Volevano festeggiare i cento anni nel migliore dei modi. Oggi sappiamo che il migliore dei modi è rimandato. Il centenario no, festa deve essere. L’appuntamento è in piazza Cavalli per venerdì 21. Ci saranno tutti i protagonisti. Rimane un bel gesto il ringraziare.

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