Al Pd che gli aveva chiesto un “passo indietro”, cioè le dimissioni da consigliere comunale, risponde con una sfida, dimettendosi cioè dal direttivo del partito, “con efficacia immediata”. Gianluca Bariola, consigliere comunale di “La Piacenza del futuro” – protagonista della vicenda del riconteggio dei voti a Samuele Raggi, che potrebbe subentrargli a Palazzo Mercanti – non lascia dunque il seggio in Comune, come lo esortavano a fare i vertici del Pd, bensì il suo ruolo nel direttivo del partito.
Bariola si trova al centro del caso del riconteggio delle schede della sezione 103 di Borghetto, oggetto di ricorso da parte del collega di lista Samuele Raggi. Raggi, candidato nel 2017 nella lista civica Piacenza in Futuro a sostegno di Paolo Rizzi, segnalò un errore nel conteggio delle preferenze a lui assegnate facendo ricorso prima al Tar di Parma, e poi al tribunale di Piacenza. Un riconteggio alla presenza di un perito gli ha dato ragione riassegnandogli 12 preferenze che lo porterebbero a scavalcare Bariola, risultato primo dei non eletti ed entrato in consiglio comunale dopo le dimissioni di Rizzi.
Ora, in attesa che il Tribunale si esprima per dirimere a chi spetta il seggio nell’assemblea di Palazzo Mercanti, Silvio Bisotti, segretario provinciale del Pd, e Annalia Reggiani, segreteria cittadina, in una lettera aperta gli avevano chiesto di fare un passo indietro in consiglio in virtù “dei principi alla base della nostra comunità politica, in primis la lealtà tra compagni di viaggio e la collegialità nelle decisioni”. Sulla vicenda Raggi, infatti, Bariola era intervenuto con una nota in cui raccontava il suo punto di vista.

“Con questa operazione (il riconteggio dei voti, ndr) si ripara ad un errore visto da Raggi, giustamente segnalato – spiegava Bariola – Non si ottiene di certo la Verità. Se avessi voluto, infatti, al momento del suo ricorso al Tar avrei potuto farlo anche io. Avrei potuto chiedere il riconteggio di tutti i voti nei restanti 106 seggi del Comune di Piacenza. Se in un seggio è accaduto un errore (12 voti), è ragionevole che in altri seggi possano essercene stati degli altri, magari qualcuno in altre direzioni. La distanza di 2 voti è veramente sottile e minima; un errore di distrazione o di stanchezza è sempre possibile. Solo successivamente al riconteggio generale, di tutti i 107 seggi, potrebbe essere ristabilita la Verità. […] Se le sentenze (Giudice Civile e Tar) non mi permetteranno di essere più in consiglio – proseguiva Bariola – comunque continuerò ad occuparmi di Politica. La Politica è un’attività molto più alta e nobile di un seggio. Ovvio, non si può fare nulla di incisivo senza un minimo di voce. Confido che, se dovessi uscire dal consiglio, possano esserci altre occasioni; quello che non mancherà, indipendentemente da tutto, sarà la disponibilità al servizio della Comunità. Avvicinare i Giovani alla Politica partendo da questioni concrete, costruire progetti che abbiano a cuore la centralità della persona umana, l’economia sociale di mercato e l’Europa sono tematiche in cui c’è molto da fare”. Bariola, ricordiamo, è attivo nella sezione piacentina di Città dell’uomo, l’associazione politico-culturale fondata da Giuseppe Lazzati (1909-1986). La sezione piacentina dell’associazione è stata fondata due anni or sono da un gruppo di giovani (tra cui lo stesso Bariola) impegnati nella campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale a sostegno di Paolo Rizzi con l’obiettivo di “elaborare e diffondere una cultura politica che renda consapevoli le persone non solo dell’altezza e della nobiltà, bensì della necessità degli ideali che animano la nostra democrazia, ben espressi nei principi fondamentali della Costituzione repubblicana”.
La lettera aperta di Bisotti e Reggiani
“Ci fa molto piacere apprendere della tua intenzione di continuare a far politica anche fuori dal Consiglio comunale mostrando interesse per tematiche decisamente centrali quali “avvicinare i giovani alla politica partendo da questioni concrete, costruire progetti che abbiano a cuore la centralità della persona umana, l’economia sociale di mercato e l’Europa”. E’ per questa principale ragione, da te dichiarata, oltre che per il fatto che tu oggi sei a tutti gli effetti dirigente del nostro Partito quale membro del Direttivo cittadino e dell’Esecutivo provinciale, che ti chiediamo, per una valutazione esclusivamente politica, di fare un passo indietro dal tuo ruolo di Consigliere comunale senza attendere il lungo iter della decisione giudiziaria. Anche a rischio di addentrarci su un terreno che non ci compete vogliamo peraltro ricordarti che le argomentazioni con cui hai sempre giustificato il tuo comportamento sulla vicenda “in punta di diritto”, pur rispettandole, non ci hanno mai convinto. Senza riprenderle ci preme però esprimerti la nostra opinione, non per un oscuro disegno tattico e tantomeno per un pregiudizio sulla tua persona , e cioè che in certi casi , e questo è uno di quelli, si potrebbe fare a meno dei giudici. Qualche benpensante ci potrebbe far osservare come il Partito chieda, contro ogni convenienza, ad un proprio dirigente di farsi da parte per far subentrare una figura esterna, anche se alleata in campagna elettorale. E’ vero, ma lo facciamo assumendoci la responsabilità di sostenere che, a volte, le valutazioni di opportunità politica vanno oltre l’interesse immediato, soprattutto se queste ragioni sono direttamente collegate a quelli che sono i principi alla base della nostra comunità politica, in primis la lealtà tra compagni di viaggio e la collegialità nelle decisioni.
Sei giovane, hai la sempre più rara voglia di impegnarti per una buona politica. Tienine conto”.
La risposta di Bariola
“In una fase delicatissima come l’attuale, incerta ed attraversata da profondissimi cambiamenti, in cui è chiaro ai più la distanza siderale tra i giovani e l’impegno politico (ed i partiti in particolare); in una fase congressuale in cui è in gioco il futuro stesso del nostro PD, in cui esponenti del partito Piacentino, che hanno ricoperto ruoli leader a livello territoriale e nazionale, dichiarano di guardare oltre il PD con spirito libero e nella quale esponenti regionali, tuonano con grida spagnolesche: dimettetevi tutti (in luogo del magari più consono: dimettiamoci tutti), che l’avvicendamento di un consigliere comunale di minoranza di Piacenza diventi un tema degno di uno dei rarissimi interventi congiunti delle segreterie cittadine e provinciali, lascia attoniti e stupiti.
La vostra lettera, non condivisa nelle sedi opportune (in barba ai principi di lealtà e condivisione delle scelte, con cui motivate il vostro scritto), attraverso l’espediente di consigli genitoriali, arriva “affettuosamente” ad indicarmi, per “opportunità politica”, le dimissioni da consigliere comunale. Verrebbe da chiedersi “opportunità politica di chi”, dal momento che non sono arrivato in Consiglio nominato da Voi, ma in quanto eletto in una lista civica di giovani; peraltro quella in cui era stato candidato Paolo Rizzi (così, se si fossero perse le elezioni, al candidato più votato dei giovani, chiunque esso fosse, sarebbe stato precluso l’ingresso in Consiglio).
Non vivo come fatto personale la vostra lettera, come non ho vissuto personalmente il voto contrario del solo PD al mio ingresso in consiglio; forse ogni giovane che le circostanze e un pizzico di fortuna avessero condotto in consiglio comunale, avrebbe subito il medesimo trattamento. Non ritenete che questa logica autoreferenziale, nella prassi conservatrice dell’esistente e quindi non preparata ad aprirsi a nuove persone e modalità di impegno Politico, rappresenti una delle maggiori cause delle durissime sconfitte registrate anche nella nostra Piacenza?
Considererei che così proseguendo, con ‘candidi’ e pubblici consigli, potreste arrivare ad amputare lo spirito di chiunque fosse desideroso di impegnarsi in politica. E per uno spirito amputato, non esistono protesi… Meno male che ho fatto l’arbitro di calcio, una buona dose di insulti mi hanno rafforzato un po’… La vostra ‘fraterna accoglienza’ non mi impedisce di voler bene al PD; unico strumento politico che ad oggi maggiormente rappresenta ciò che penso e spero di realizzare per la Comunità. Per questo continuerò a fare politica anche dopo il consiglio comunale.
Non volendo farvi oltremodo preoccupare di me con possibili nuovi consigli, mi dimetto, con efficacia immediata, da dirigente cittadino e provinciale del PD.
Ps: Riguardo le ‘opportunità politiche’, di qualsiasi natura siano, attenderanno la sentenza del TAR”.




