Piacenza riconquista una porzione di città

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Piacenza riconquista una porzione di territorio. È probabilmente questo il portato migliore del recupero dell’ex manifattura tabacchi di via Montebello, all’Infrangibile, dove sorgerà – in un’area di 58mila metri quadrati – un nuovo quartiere fornito, e anche questa è una novità positiva, di un grande parco a ridosso del centro. Senza contare la piccola rivoluzione viabilistica che porterà la nuova ciclabile in grado di congiungere via XXIV maggio e via Stradella, in un’ottica di incoraggiamento all’uso di mezzi di locomozione non inquinanti rispetto all’automobile.
L’intervento dell’Infrangibile si configura come una rivoluzione gentile nell’economia urbanistica di Piacenza. Facendo da raccordo tra un quartiere popoloso a ridosso del centro, e il centro storico medesimo, non potrà che apportare benefici a questa nevralgica porzione di città. L’equilibrio tra superficie destinata a residenziale (263 alloggi di housing sociale), superficie per il commerciale (un medio supermarket sorgerà nell’area interessata) e soprattutto superficie destinata a verde pubblico non solo non sconvolgerà il quadrante orientale ma costituirà il raccordo oggi assente – in termini urbanistici e viabilistici – tra zone nevralgiche della città.
È d’accordo il presidente dell’ordine degli architetti Giuseppe Baracchi che spiega: “Parlando a titolo personale, penso che tutto ciò che va nella direzione della riconversione della città vada visto con occhio di favore. Ben venga, dunque, intervenire sull’esistente per non consumare ulteriore terreno agricolo. E devo dire che tutti gli interventi avviati dalle precedenti amministrazioni, e portati avanti da quella attuale, che si inseriscono in questa ottica devono essere sostenuti. Poi, per quanto riguarda il progetto dell’ex Manifattura Tabacchi, c’è il valore aggiunto della presenza importante di verde urbano – anche se bisognerà vedere quale sarà il principio di gestione – e degli alloggi di housing sociale. Per il resto non mi esprimo perchè non conosco il progetto nei dettagli. Importante sarà mettere al centro anche la riconversione di altre aree della città. Bisogna, però, chiedersi come in una città di 104mila abitanti con oltre 6mila alloggi sfitti, possano essere messe sul mercato ulteriori abitazioni. Forse sarebbe meglio pensare di riconvertire il patrimonio edilizio esistente, ma qui occorrerebbero leggi nazionali”.
Più problematico, va detto, il faraonico progetto di Terrepadane, divisivo e imputabile di sovvertimento rispetto ai delicati equilibri urbanistici ed economici di Piacenza. Un progetto, quest’ultimo, che avrebbe un impatto superiore al solo quartiere e area interessati, ripercuotendosi – questo il timore di molti – sulla intera città.
“Quello dell’ex consorzio agrario – riflette Baracchi – è un comparto grande. Conosco poco il progetto ma lancio una proposta: secondo me le aree ex industriali possono essere riconvertite come aree di logistica leggera. Comparti all’interno della città in cui il singolo commerciante si muove in bicicletta, senza impattare sul traffico e sull’ambiente. Copiamo da Rotterdam, dove c’è il secondo porto del mondo e dove alcune aree sono state trasformate in piccoli centri di logistica leggera con una netta convivenza tra rispetto del paesaggio ed enormi distese di container. Potremmo così pensare di portare in città piccoli contenitori di logistica che favoriscono il commercio locale senza incidere sul traffico e senza inquinare. E’ un’idea su cui si può ragionare. Per una giusta compenetrazione di verde e servizi senza consumo di prezioso terreno agricolo”.

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