Lettera aperta di Giuseppe Castelnuovo (Legambiente) al presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini sul tema del risparmio idrico e dell’acqua come bene comune.
“Caro Filippo Gasparini, permettimi di darti del tu perché ci siamo confrontati diverse volte all’interno dei tavoli del contratto di fiume Trebbia e della Consulta del Parco (quando ancora si riuniva…). Abitiamo entrambi nei pressi del Trebbia, anche se su sponde opposte ed entrambi possiamo rinfrescarci i piedi nel Rio Comune, io in quello di sinistra, tu di destra.
Non per questo motivo siamo tenuti a vederla diversamente…. Anzi entrambi
abbiamo la consapevolezza dell’importanza dell’agricoltura, sia come elemento indispensabile per la nostra nutrizione, sia come essenziale componente economica e sociale.
Ci differenzia invece la valutazione sulla gestione dell’acqua che da tempi immemorabili, fino alla normativa più recente, è considerata un bene pubblico.
Nelle interviste, nei comunicati stampa, nelle pressanti richieste agli organi politici le associazioni di categoria agricole (di Confagricoltura tu sei Presidente) e il Consorzio di Bonifica (che dovrebbe essere un Ente a vantaggio di tutti i contribuenti…) invocano persistentemente la riduzione del Minimo Deflusso Vitale nei fiumi come se gli unici beneficiari dell’acqua fossero gli agricoltori, e come se la sottrazione dei servizi eco-sistemici, e del relativo valore economico, determinato dal disseccamento degli alvei fluviali, fosse solo una stravaganza degli ecologisti e non riguardasse invece tutti, agricoltori compresi. Forse non vi siete accorti che a furia di sfruttare al massimo le risorse della terra, compresa l’acqua, l’ “overshoot day” quest’anno cade il 1 agosto. Ciò significando che da qui alla fine dell’anno consumeremo il capitale naturale della terra a debito. Così come negli anni precedenti.
Fino a quando? Proprio oggi abbiamo notizia di un rapporto dell’Agenzia USA per la meteorologia (NOAA) secondo cui abbiamo raggiunto il livello record di 405 parti per milione di CO2, limite che secondo l’Accordo di Parigi avrebbe dovuto considerarsi “invalicabile”, per non superare il fatidico incremento di 2 gradi centigradi entro il 2100. Ma voi non ci pensate? La classe dirigente di questo territorio è solo distratta o irresponsabile? Infatti auspicare la costruzione di traverse e dighe su tutti i fiumi, auspicare il dirottamento dell’acqua a soli fini produttivi non lasciando la minima riserva alla natura, non rappresenta esattamente la forma più razionale di “adattamento” ai cambiamenti climatici.
La prima forma di adattamento ai cambiamenti climatici non è quella di accumulare più acqua possibile, con tutti costi che ne derivano a carico della fiscalità generale, per la costruzione e per la manutenzione delle infrastrutture, ma è quella di organizzare e attivare un sistema di misure per l’uso razionale ed efficiente della risorsa idrica, a cominciare dal suo risparmio. Basti pensare che, solo per l’uso domestico, la provincia di Piacenza ha il consumo idrico pro capite più alto di tutta la regione. Non c’è dunque spazio per migliorare? Per quanto concerne invece l’agricoltura Piacenza è caratterizzata da due coltivazioni fra le più idroesigenti: pomodoro e mais. La produzione di pomodoro è passata da 6,2 milioni di quintali raccolti nel 1996 a quasi 10 ml nel 2004, per poi ridiscendere a quasi 7 ml nel 2015. La produzione del mais è passata da 576.000 quintali raccolti nel 1996 a 2.180.000 q.li nel 2011, quasi la quadruplicazione in pochi anni. Alla luce di questi dati, che forse molti piacentini non conoscono, la domanda che viene da porsi è se la produzione può espandersi all’infinito, tenuto conto che la terra è un fattore limitato. Seconda domanda: questa produzione di mais è tutta destinata all’alimentazione umana e animale o anche alla produzione di biogas? Terza domanda: qualche istituzione scientifica seria (e non appiattita sui desiderata delle categorie agricole…) ha fatto il calcolo del bilancio energetico del biogas prodotto con il mais o con altre colture dedicate? Qualcuno ha fatto l’analisi del costo del carburante necessario
per lavorare il terreno? Dei concimi? Dell’acqua per irrigare? Per il trasporto all’impianto? Siamo sicuri che l’energia derivata da biomasse dedicate sia effettivamente “sostenibile” e alternativa?
In conclusione siamo convinti che la condizione di siccità sarà purtroppo sempre più frequente e che occorra prepararsi a questo drammatico cambiamento. A questo proposito però, bisogna riconoscere che gli ambientalisti hanno già proposto molte possibili soluzioni al problema, sia al Tavolo tecnico per la gestione sostenibile delle risorse idriche (2004- 2007) sia al Contratto di fiume Trebbia in corso. Soluzioni praticabili ma mai attuate perché il “mito” degli agricoltori è la diga, solo ed esclusivamente la diga! Esistono oggi soluzioni tecnologiche e conoscenze che permetterebbero una riduzione cospicua degli sprechi delle risorse idriche.
Se anziché usare le enormi risorse finanziarie necessarie per la costruzione di una sola diga, le impiegassimo nelle azioni alternative, e per la formazione e la diffusione “al campo” delle soluzioni e delle competenze innovative nell’ambito del risparmio idrico, daremmo un grosso contributo all’occupazione di giovani tecnici, favorendo la cosiddetta economia immateriale, anziché la tradizionale e superata industria del cemento.
Certo Gasparini, l’immagine di tuo padre che nell’aia decideva col “camparo” come distribuire l’acqua è sicuramente nostalgica e suggestiva ma appartiene a modalità per nostra fortuna superate, sia perché l’acqua è un bene comune, sia perché le dimensioni delle produzioni sono oggettivamente diverse da quelle di un tempo. Dai, diamo qualche possibilità alle future generazioni, impegnandoci a consegnare loro un mondo ancora vivibile”.
Giuseppe Castelnuovo, Legambiente Piacenza




