Quel sassolino nella scarpa
Il tormentone l’afa da padrone

0

di Jennifer Ravellini – Che l’estate stia finendo è chiaro anche a chi non ascolta i Righeira da un po’ e non soffre di dipendenza da meteo.it. Ed è una delle estati più torride degli ultimi dieci anni quella a suon di Despacito e Volare.
Incolonnato sull’A14 “sotto il sole, sotto il sole / di Riccione, di Riccione” per coerenza musicale, il piacentino medio abdica a qualunque buona maniera e s’immola ai Thegiornalisti in cerca di controcultura vacanziera.
L’ombrellone è demodé, ci si rilassa nei privé, con buona pace per chi si rassegna ai 1300 euro in busta paga e non segue il Vangelo secondo Briatore.
I gossip non si leggono su Novella 2000, ma si scorrono sul cellulare al grido di “non si muove foglia che Facebook non voglia”: hashtag come se piovessero e selfie solo per giovani vecchi.
Nel Belpaese dei gourmet s’immortalano impiattamenti e si trascurano monumenti alla ricerca del Mi piace perduto.
Che qualcosa qui non funzioni, non è solo opinione del Fabri Fibra di “Siamo come i tori a Pamplona”.
Vale tutto purché ci si beva su: Moscow Mule e ogni luppolo che l’Angelo nazionale riuscirà a contare. In pensione il prosecchino, ormai anche col pesce si pasteggia a gin tonic, a patto che sia corredato da fette di cetriolo, erbe aromatiche a km.0 o scorzette di agrumi improbabili.
Da Jesolo a Lampedusa la vacanza intelligente è poco più che un ricordo per nostalgici. Si lasci la Liguria agli intellettuali scomodi e la Maremma ai radical chic con l’ultimo Strega in mano e le Birkenstock di gomma ai piedi. A tutti gli altri spetta l’Adriatico coi suoi tormentoni. Tra le granite e le granate il vincitore di Sanremo si arrende: “lì dove siete/ com’è che state?/ Ci state bene?/ E state”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.