Sta tornando piano piano alla normalità la vita all’asilo nido Farnesiana, dopo la tempesta che l’ha investito: l’indagine che ha portato all’arresto in flagranza di reato di due educatrici accusate di maltrattamenti nei confronti dei bimbi della loro sezione. Nei giorni scorsi erano presenti a scuola una cinquantina di bambini, ha fatto sapere il consorzio di cooperative che gestisce la struttura per l’infanzia. Il Comune di Piacenza, per affrontare la situazione critica, ha presentato alle famiglie coinvolte una piano di interventi con l’intenzione di prevenire o riconoscere sul nascere altri possibili episodi simili. Si tratta di dieci punti tra cui l’attivazione di un servizio di neuropsichiatria per elaborare l’evento, iniziative di controllo, installazione di telecamere, asilo sempre aperto ai genitori, inserimento di nuovi educatori. Si parla anche di consulenza per supporto psicologico attraverso percorsi gestiti dallo psichiatra e psicoterapeuta Giovanni Smerieri.
Ora, infatti, al di là del comprensibile choc che una notizia del genere provoca, sarà il caso di raffreddare gli umori, lasciare che l’indagine faccia il suo corso e pensare con la necessaria calma al da farsi per il futuro. Il da farsi riguarda il modo, i modi, attraverso i quali evitare che si ripetano episodi del genere. Per prima cosa è ora di prendere atto che il mestiere di educatore e/o insegnante, a tutti i livelli e in particolare a questo, il livello dei nidi, è un mestiere usurante. Detto questo, che fare? Per esempio mettere in atto tutte le misure possibili di attenuazione dello stress (ancora una volta si nota l’urgenza di massicci investimenti in scuola, istruzione, formazione); e ancora sottoporre il personale a test attitudinali e psicoattitudinali, per verificarne l’idoneità. Non c’è nulla di male a non sopportare ritmi, chiasso, capriccetti di una scuola d’infanzia, c’è molto di male a lavorarvi con i nervi a fior di pelle.
Opportuno sarebbe escludere il ricorso a telecamere che lederebbero innanzitutto la dignità dei lavoratori, meglio cento volte perfezionare qualità e motivazioni degli operatori.
Daniele Novara è lo psicopedagogista piacentino di fama internazionale che forse più di tutti ha titoli per intervenire: “Da tempo sostengo che non si possono lasciare i bambini a persone non qualificate dal punto di vista professionale e pedagogico, reclutate sulla base del presunto ‘amore ai bambini’, che occorre una selezione che includa precisi test attitudinali a fronte di una responsabilità enorme verso minori fragili e nel periodo più delicato della crescita umana.
Viceversa – prosegue Novara – si sta andando verso una nuova legge che prevede l’installazione di telecamere negli Asili Nido e Scuole Materne. Già presentata in Parlamento, sembra godere di un certo consenso nell’opinione pubblica, sempre più allarmata da questi episodi inquietanti.
Si tratta di una scorciatoia – dice lo psicopedagogista piacentino – che non risolve in alcun modo il problema e che anzi aggrava la percezione di insicurezza che aleggia oggi sui Nidi passati da essere visti come la miglior possibilità per i bambini piccolissimi a istituzioni problematiche se non peggio.
E’ vero, non tutti i Nidi sono all’altezza delle necessità infantili ma un Nido di qualità rappresenta una scelta unica e straordinaria per la crescita. Lo dicono le ricerche di tutto il mondo: sviluppa le risorse dei bambini e favorisce le alfabetizzazioni primarie nel campo della socializzazione e delle esperienze sensoriali.
La crisi economica ha riproposto il ruolo dei nonni e ha favorito il diffondersi di Nidi low cost ma senza alcuna garanzia educativa. Le telecamere sarebbero un’ulteriore mazzata alla percezione del Nido: chi manderà a cuor leggero i figli in un centro dove addirittura si usano le telecamere per controllare il personale?
Meglio agire alla base – conclude Novara – con una selezione rigorosa degli educatori e l’introduzione di test attitudinali che impediscano a chi ha sbagliato lavoro di poterlo svolgere solo perché nessuno l’ha saputo bloccare in tempo, rovinando se stesso e i bambini”.




